Transizione 1988
della sfiducia tra gli Stati e in primo luogo tra le due superpotenze. Negli apparati del potere ha avuto luogo una redistribuzione so stanziale dei quadri dirigenti, procede una ristrutturazione di alcuni settori, ma nel complesso la posizione degli organi del potere, della politica e dell ’ amministrazione non è stata scossa. Sui grandi terri tori del paese nel suo insieme le autorità non solo ostacolano lo sviluppo di un ’ effettiva autonomia della società ma in pratica nep pure la consentono. A ciò bisogna aggiungere i problemi delle nazionalità nel movimento sociale, dei quali si è già parlato. Non intendo in alcun modo affermare che le riforme in URSS sono impossibili o condannate al fallimento. Si tratta di altro. Le riforme in URSS, e in ciò sta la differenza essenziale dal ’ 68 cecoslovacco, avverranno in un quadro straordinariamente più am pio, complesso e in condizioni straordinariamente disomogenee. Si tratta di un quadro che sul piano storico si distingue per la sua tendenza alla conservazione, alla stagnazione delle forme sociali e statali, per la scarsa capacità di innovazione corrente. Il processo delle riforme in URSS, oggi lo si può dire con tutta definitezza, anche se avrà un seguito, procederà con lentezza e sarà caratterizza to da grandi contraddizioni. I risultati di tale processo saranno chiari solo dopo un lungo periodo. Trattandosi di un processo essenzialmente autoctono, esso non subirà neppure grandi influenze dall ’ esterno. Per questo ogni confronto con la Cecoslovacchia ha un carattere relativo. {traduzione di Francesco Benvenuti}
Note
1. I periodi di Lenin, Stalin, Chruscev, a parte il giudizio che si intenda dare di essi, non possono assolutamente essere considerati stagnanti. 2. Questo non esclude certamente la possibilità di tali conseguenze nel caso di un conflitto tra l ’ URSS e la Cecoslovacchia e delle implicazioni di un tale con flitto. 3. Si pensi, in primo luogo, all ’ impostazione complessiva di tutti i problemi indi cati riguardo al « culto della personalità » al XX Congresso del PCUS, nel 1956. 4. Si pensi non solo alle perdite accertate tra i quadri dirigenti. Esse furono par ticolarmente elevate durante la guerra. Non si può, tuttavia, sottovalutare neppure le perdite del periodo prebellico. Da un lato, la collettivizzazione con le sue conseguenze demografiche; dall ’ altro, le purghe degli anni ’ 30, che colpirono non solo un largo strato di quadri dirigenti di ogni livello e di intellettuali ma anche le loro famiglie. Fu così portato un colpo eccezionale anche agli strati più gio vani, Vélite politica potenziale.
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