Transizione 1988
D. Ti chiederei ora: la discussione di « riforme economiche » in URSS e in Europa orientale è in corso almeno dal 1954. In questi ultimi tre decenni quali sono stati gli obiettivi economici e sociali che i sostenitori delle riforme si proponevano di conseguire? R. Eviterò di parlare delle riforme di Chruscev perché esse hanno avuto, lo abbiamo già detto, il carattere di rimedi a prece denti provvedimenti di tipo estremistico, agli eccessi dell ’ età stali niana, come il Terrore di massa, la proibizione di mutare posto di lavoro ed altri. Si trattava di veri e propri eccessi commessi nella costruzione della società sovietica e non si può parlare propriamen te di riforme nel caso delle misure che posero ad essi fine. Gli anni di Chruscev rappresentano la fase del funzionamento normale del la società costruita sotto Stalin. Le riforme vere e proprie sono co minciate solo negli ultimi anni di Chruscev, nel 1962-64, e in seguito con il tandem Kosygin-Breznev, dopo il 1965. Chruscev ha iniziato in modo caotico e disorganico, come era nel suo stile, ma i cambiamenti da lui introdotti sono stati molto grandi. In particolare, nell ’ ultimo periodo del suo governo, ha effettuato due cambiamenti che gli costarono la carica. Cercò di introdurre il principio di una rotazione dei quadri dirigenti ed una divisione del partito, cioè un sistema con una qualche variante di monopartiti- smo. Per questo egli fu estromesso dall ’ apparato del partito. Quando si è formato il gruppo di Breznev-Kosygin, essi hanno introdotto riforme altrettanto importanti. Cercarono non solo di migliorare l ’ andamento dell ’ economia ma anche di introdurre ele menti di mercato nel suo funzionamento. Hanno rafforzato il mer cato del lavoro, già aperto da Chruscev, che rappresenta uno dei più importanti elementi di mercato nell ’ economia sovietica. Oggi, ogni anno, un terzo circa degli operai cambia il proprio posto di lavoro, esercitando in tal modo una fortissima pressione sulle am ministrazioni. Essa ha fatto sì che i salari, a cavallo degli anni ’ 60 e e ’ 70, siano cresciuti più rapidamente della produttività. Si è trat tato di riforme di tipo tecnocratico, che davano maggiori diritti ai direttori delle imprese, come quello di licenziare e di redistribuire i salari risparmiati tra i lavoratori rimasti, che elevavano il livello della produttività del lavoro ed evocavano lo spettro della disoccu pazione. Queste riforme toccavano gli interessi di due importanti gruppi. In primo luogo, il gruppo degli operai di bassa qualifica zione e semiqualificati. Gran parte della classe operaia sovietica comprendeva (come dicono i sociologi) operai di prima generazione, provenienti da famiglie contadine. Negli anni ’ 60 i quadri operai
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