Transizione 1988

ereditari dell ’ industria erano abbastanza rari. Gli operai di alta qualificazione rappresentavano solo un quinto del totale. Gli operai di bassa qualificazione erano minacciati dalla disoccupazione e nu trivano seri dubbi sulle riforme. Il secondo gruppo interessato era quello degli ingegneri, dei dirigenti di fabbrica, dei tecnocrati in generale. Essi tendevano a ridurre sensibilmente il numero degli indici dei piani. Ma questo avrebbe ridotto il ruolo dell ’ apparato intermedio del partito, il quale anch ’ esso resisteva alle riforme. In questo stesso periodo c ’ era un grande fermento in Europa e anche in Italia per i casi cecoslovacco e polacco e i dirigenti sovietici (in primo luogo, Kosy- gin) non avevano altra via d ’ uscita se non le riforme. Il meccanismo economico di tipo stalinista aveva esaurito non dico soltanto la sua « forza propulsiva » ma la sua stessa funzionalità. L ’ occupazione della Cecoslovacchia ha bloccato le riforme per altri quindici anni e la società sovietica è andata avanti senza alcun cambiamento radica le. Non si può indicare alcuna seria misura riformatrice tra il 1968 e il 1983. La società conobbe un periodo di stagnazione. La grande caduta dell ’ economia sovietica è cominciata alla metà degli anni ’ 70. Fino ad allora tutto era andato relativamente bene, perché per un certo periodo Breznev è riuscito ad innalzare il livello di vita della popolazione e ad eguagliare, e anche a superare in certi cam pi, la forza militare americana. D. Hai parlato di natura « tecnocratica » delle riforme finora attuate in URSS. Si può pensare, in generale, a riforme economiche non definibili come tali in questo tipo di società? R. È una domanda molto interessante. Direi che finora, per immaginare riforme non tecnocratiche, dovremmo pensare a nuovi principi della produzione in Unione Sovietica. Ma essi non sono possibili perché l ’ organizzazione della produzione in URSS non è in sostanza diversa dall ’ organizzazione della produzione nei paesi oc cidentali. Su questo problema gli studiosi sono divisi e varrebbe la pena di vedere in che senso una fabbrica sovietica è diversa da una consorella americana. La mia opinione è che non vi siano differen ze. L ’ impresa americana ha molto meno sprechi, non c ’ è dubbio, ma dal punto di vista della situazione degli operai non si vede una grande diversità. E si può capire perché, anche oggi, le riforme in URSS presentano l ’ aspetto tecnocratico di essere rivolte all ’ intensi ficazione del lavoro, all ’ innalzamento della produttività e ad evitare eccedenze di manodopera. La sottoutilizzazione della manodopera è

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