Transizione 1988
tempo prevalente, secondo la quale il socialismo, così come il comuniSmo, sarebbe già stato un ’ economia non monetaria. La presentazione da parte sovietica dei principali sistemi econo mici dell ’ URSS negli anni fra le due guerre rifletteva aspetti impor tanti della realtà del paese. Ma la sua incisività era inficiata da quattro punti deboli, che dominavano anche le idee dei comunisti che si trovavano fuori dell ’ Unione Sovietica e influenzarono ovun que in maniera pesante il pensiero socialista contemporaneo sul tema della transizione al socialismo. a) In primo luogo, l ’ immagine dei tre sistemi economici era unilaterale ed idealizzata. L ’ esistenza di un mercato libero, o nero, negli anni del ComuniSmo di guerra, pur non venendo negata, non era considerata un elemento costitutivo ed ineludibile del sistema. La Nuova Politica Economica veniva definita in termini così vaghi da impedirne una reale influenza in Occidente, ed essa si dimostrò particolarmente difficile da accettare entro gli stessi confini del- l ’ URSS. Inoltre, l ’ intero « periodo di transizione » dal ComuniSmo di guerra al socialismo veniva considerato, nell ’ ambito di questa analisi, come un ’ unica fase. Il nocciolo della NEP non diventava così il rapporto di mercato con i contadini, quanto la lotta per eliminare il capitalismo e il capitalismo su piccola scala in Unione Sovietica e per questa ragione si riteneva che la NEP avesse avuto termine solo verso il 1936, con l ’ eliminazione definitiva del com mercio, dell ’ industria e dell ’ agricoltura privata. Nonostante questa curiosa dilatazione dello spazio coperto dalla NEP, l ’ economia degli anni ’ 30, come abbiamo visto, veniva consi derata un sistema distinto da quello degli anni ’ 20. Ma le caratte ristiche di mercato e di quasi-mercato dell ’ economia staliniana (e quelle simili del ComuniSmo di guerra) venivano considerate aspet ti trascurabili del sistema. L ’ esistenza di un limitato mercato del lavoro, di un mercato a prezzi fissi per i beni di consumo al dettaglio (che comportava una certa possibilità di scelta da parte del consumatore anche se non la sua completa sovranità) e infine di un mercato « kolkhoziano » a prezzi liberi per la vendita al dettaglio di alcuni prodotti alimentari, veniva considerato un aspetto più o meno secondario del sistema. Anche i mercati non ufficiali o addi rittura illegali, tra i quali il baratto e gli scambi e i prestiti nel settore statale, venivano completamente ignorati, così come la per sistenza di una situazione di inflazione repressa.
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