Transizione 1989

lasciati. Infatti, tale postura supplichevole testimonia che essi levano doglianza al cielo, per chiedere a Colui che li ha creati il permesso di approfittare dei nostri avanzi. Ma noialtri abbiamo la testa chinata in basso per contemplare le ricchez ze di cui siamo padroni, non essendoci niente in cielo da poter fare invidia alla nostra felice condizione». Il corpo, dunque, come luogo in cui il passaggio alla forma so ciale avviene oltre la propria intenzionalità cosciente. Tale passaggio, che si dà nei modi e nelle espressioni della simbolizzazione sociale, si declina esso stesso come esito e come produttore di ambivalenza. Infatti, una delle forme espressive del corpo è la ripetizione, isomorfa a quella che caratterizza la stessa struttura sociale e indi spensabile, nell ’ uno, come nell ’ altro caso, per «négocier sa mort, [per] gérer son angoisse face à l ’ accélération de l ’ histoire» (Maf- fesoli, 1979, 98). In modo che tale angoscia si stempera nella as sunzione della costanza del repertorio corporeo e sociale come congruenza e, quindi, come pre-vedibilità, perciò controllo. Da questo punto di vista la declinazione costanza-congruenza-prevedi bilità garantisce una sorta di consuetudine segnica delle rappresen tazioni del corpo nel tessere la trama sociale e quella dei rapporti individuali, consuetudine che nella ritualità e nella ripetitività dei gesti, delle posture, delle forme, del linguaggio e dei predicati corporei vede scongiurata la virtuale insorgenza dell ’ angoscia. Tuttavia, è proprio attraverso questo processo di autoricono scimento garantista che il corpo «disparaisse du champ de la con- science, dilué dans le quasi-automatisme des ritualités du quotidien, [in modo che] dans l ’ écoulement de la vie coltrante, le corps s ’ évanouit» (Le Breton, 1984, 274), ponendosi, così, nelle con dizioni di ri-generare una nuova angoscia. Proprio a causa della doppia valenza biologica e culturale il corpo paga nella rappresentazione sociale un prezzo contempo raneamente alla epistemologia della conoscenza, sia a quella della scienza della natura sia a quelle delle scienze umane e sociali, tro vandosi spesso in incroci divergenti. È il caso, ad esempio, del prevalere del paradigma dell ’ uniformità, della permanenza e della regolarità della scienza della natura a fronte di un paradigma delle scienze umane e sociali che possono, invece, privilegiare la mute volezza, il cangiamento, la «novità». 100

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