Transizione 1989

L ’ uomo osserva il «corpo» attraverso il corpo definendolo sulla base della ri-costruzione che ne fa dei segni. Ma l ’ uomo che osserva e ri-costruisce è esso stesso corpo, partecipe indissolubile dell ’ oggetto che indaga in cui, di volta in volta, soggettività e oggettività si alternano con-fondendosi in un multiversum di significati e di attri buzione di senso. Conoscere il corpo non è come osservarlo in uno specchio, perché quella ri-costruzione è il ri-flesso mappato cognitivamente e sensitivamente dalle sue proprietà le quali, a loro volta, interagi scono con l ’ evento da ciò prodotto e ne risultano com-promesse dalla definizione di «qualità» dell ’ evento stesso che la «visione» impone. Mai come in questo caso, perciò, potremmo dire che non c ’ è nulla di più opaco della trasparenza. Per conoscer-si il corpo deve porsi come altro, deve alienarsi, dando di se stesso una immagine che risulti il più possibile fedele aXYidea socialmente costruita. E tuttavia è proprio in questa circolarità, è proprio in questo continuo porsi come appartenente alla osservazione e scoprirsi a un tempo come suo limite, è proprio in ciò la condizione di irri ducibilità del corpo. La tecnologia medica in generale non è estranea a questa stessa circolarità. Quella della riproduzione in particolare vi prende parte come momento interno-esterno. Infatti, da una parte privi legia i segni rispetto ai simboli e Yatto rispetto alla comunicazione, assumendosi così come esterna, periferica rispetto a quella circo larità; dall ’ altra, deve continuamente negoziare la propria efficacia, l ’ esito del suo intervento, proprio con il simbolo e la comunica zione che le giungono da quel corpo, ri-trovandosi così interna a un processo rispetto a cui la collocazione esterna-periferica da garanzia strumentale può trasformarsi in limite epistemologico. In ciò consiste l ’ ambivalenza che accompagna la stessa tecno logia quando voglia «osservare se stessa»: essa non può pensare il corpo come multiversum perché può definire se stessa solo come universum , essendo questa la condizione dell ’ ancoraggio spazio temporale dell ’ intervento di rappresentazione, cioè di visibilità. Un multiversum, infatti, scrive Alfonso Iacono (1987, 32), «è pensabile, ma non rappresentabile». Per poterlo rappresentare occorre simularsi osservatori esterni di se stessi (Ibid.'), ri-conducen- do, così, con la rappresentazione, la complessità a unità. 103

Made with FlippingBook Online newsletter creator