Transizione 1989

ciale, che dovrebbero controllarla rio-rientandola. Esiste, bensì, «un intreccio coevolutivo acentrico di logiche diverse, mutua mente dipendenti, le quali includono, oltre ai vincoli inelu dibili posti dalle tecnologie esistenti e dai sistemi sociali in presenza, anche l ’ operare dei soggetti nella loro autonomia. [E] tale intreccio coevolutivo soggetti-sociosistemi-tecnologie non è da intendersi (...) come organica armonia tra parti, governata da qualche insieme di meta-leggi individuali e go vernabili da un osservatore-pilota esterno» (Manghi, 1988). Tale intreccio agisce tanto più nella circostanza della malattia. Il corpo «sano» non è strumento ma immediatezza. Io non ho un volto, io sono un volto. Infatti la condizione per scoprirsi come «volto» è la presenza di un ’ altra corporeità-volto da cui dif-ferire definendosi. Nel caso della malattia, invece, il corpo diventa a se stesso og getto, per l ’ interposizione di un diaframma, di una schisis (distan za). Diventa altro su cui agire. Da questo punto di vista l ’ anestesia «locale» conseguita attraverso l ’ agopuntura, che pure viene pro posta come «alternativa» in una accezione per così dire ecologica del corpo, in realtà è paradossalmente il momento più alto di alienazione corporea proprio perché, attraverso la sospensione del dolore e l ’ agibilità della coscienza mi consente di vedere quella parte del mio corpo come oggetto che non mi appartiene perché non mi risponde. La coincidenza di corporeità e presenza attraverso l ’ azione, che caratterizza il corpo sano, nel caso della malattia si interrompe in frazioni che la terapia può riconnettere. Non a caso nella gran parte delle culture primitive la malattia è da esorcizzare in quanto vissuta non come una alterazione propria al corpo ma come esito di una presenza diabolica, estranea, altra, da cacciare dal corpo come condizione di guarigione. Il corpo sterile, specie quello femminile, al di qua della sua assumibilità o meno nella tipologia della malattia, è di fatto un corpo diaframmato da quella non coincidenza della corporeità con la presenza. La tecnologia riproduttiva, a sua volta, al di là delle modalità con cui i corpi non sterili possono rappresentarsela, può ri-cucire quella distanza riconnettendo il corpo sterile alla sua propria im mediatezza e completezza di senso. 105

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