Transizione 1989
Certo, questa è una esplorazione da indagare nel vissuto di chi è passato attraverso questa esperienza. Credo però che non si possa escludere a priori tale dimensione. Il segno ambivalente, non armonico, dell ’ intreccio tra le parti di cui parla Manghi, è altresì confermato da altre circostanze. Se è vero che la «verità» del mio corpo non è mai oltre ciò che percepisco e vivo di esso «abitandolo» con la memoria che ne ho costruito attraverso il mio af-fidarmi ad esso e la percezione del suo essere a me af-fidato (cfr. Chirpaz, 1963 e Galimberti, 1983), allora la risposta della tecnologia riproduttiva non può che essere vista come adesione a quella «verità». Tale «verità» non può essere vissuta come fallace proprio perché non è conse guita attraverso un confronto logico-deduttivo con un ’ altra verità- in-sé, bensì attraverso il riconoscimento di una risposta non data dal corpo. In questo senso possiamo dire con Galimberti (1983, 69) che il nostro corpo è nella verità, perché la sensazione non è una semplice finestra aperta sul mondo ma la condizione stessa della comunicazione col mondo. «Le sentir (...) investit la qualité d ’ une valeur vitale, la saisit d ’ abord dans sa signification pour nous, pour cette masse pesante qui est notre corps... [Il] est cette comunication vitale avec le monde qui nous le rend présent comme lieu familier de notre vie» (Merleau-Ponty, 1945, 64-65). Forse la maggiore attenzione al risvolto critico che evoca l ’ in tervento tecnologico è anche conseguenza della priorità semantica che affidiamo al concetto di intrusione. L ’ intreccio tra significante e significato nel caso delle tecnologie riproduttive assume connotati particolarmente forti rispetto alla differenza di genere e apre, ad un tempo, l ’ interrogativo più radi cale che riguarda la natura quasi esclusivamente di costruzione sociale della problematica che quelle tecnologie veicolano più che autofondare per l ’ intrinsecità del loro indotto. Penso, ad esempio, a quanto peso abbia avuto fino a oggi nella rappresentazione sociale il fatto di definire l ’ uomo che dà il pro prio seme come donatore (dono di seme) e la donna che dà tempo raneamente il proprio utero come affitta-utero (utero in affitto). A parte il richiamo immediato a due categorie contrapposte, quella della oblazione e quella della mercificazione , richiamo che non a caso sussiste anche in presenza di totale gratuità della pre 106
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