Transizione 1989
L ’ unità da recuperare passa necessariamente attraverso le molte plici facce dell ’ egoità corporea di cui parla Husserl (1961, 138); egoità preclusa all ’ attenzione dell ’ indagine scientifica tradizionale la cui epistemologia naturalistica comportava l ’ abbandono delle in tenzionalità che compongono il mondo dell ’ egoZogzco corporeo e il privilegiare il «corpo» spogliato e ridotto a oggetto tra gli og getti del mondo. Forse proprio per l ’ ambivalente dimensione veicolata dalle tecnologie della riproduzione la scommessa del futuro può riguar dare questa diversa opportunità che il rno corpo non sia più quel corpo-cosa descritto dalla epistemologia medica classica ma sia la condizione del zzzzo riconoscervisi e, insieme, del suo rappre sentar-^/. Perciò, nella parzialità consapevole della lettura che propongo, il problema non sembra tanto stabilire quanto sia veramente tera peutica la valenza di questi interventi e quanto, invece, puramente strumentale. Anche se tali riflessioni meritano ugualmente la no stra attenzione scientifica se non altro perché potrebbero lasciare intravedere altri ambiti di indirizzo per la ricerca bio-medica ri spetto alla sterilità. Dal punto di vista del corpo inteso, come qui si intende, nella qualità di soggetto intenzionale , il problema fondamentale a cui occorre rispondere, in caso di sterilità, riguarda la conversione della dimensione di auto-inospitabilità in ospitalità, abitabilità. Che è diverso dalla assenza della malattia. Se la riproduzione assistita consente la riacquisizione del sentirsi abitato dal proprio corpo e del sentirmi abitare il mio corpo, allora forse si può leggere V accanimento del «corpo sterile» come espres sione di una intenzionalità che prima ancora di configurarsi come bisogno di «un figlio a ogni costo» sottende quello di un corpo vivente a ogni costo. In questo modo si può forse comprendere come mai, nono stante il percorso di accesso alla procreazione per via tecnologica si rappresenti, come è stato testimoniato, nelle forme di parcours du combattant (Grange, 1985, 100), tuttavia sempre di più, anche in presenza di reiterati insuccessi, ci si aggrappa a quella speranza che clignote (lampeggia) e che «ranime l ’ envie de se battre» (Ibid.Y Oppure si può comprendere, forse, come mai quella doppia disso ciazione che, ad esempio, nel caso della Fivet e della crio-conserva- zione si produce nello spazio e nel tempo tra fecondazione e ge 110
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