Transizione 1989

stazione, tra congelamento e differimento di fecondazione e gesta zione, sembra potersi ri-comporre ad altri livelli tanto da gua dagnare comunque la compatibilità e la coerenza tra intenzionalità corporea e modalità «strumentali». Almeno per quanto ci è dato sapere e osservare oggi. 7. Tecnologie riproduttive e spazio e tempo del corpo Il corpo, dunque, porta i segni di biografie, di emozioni, di me morie, che se per un verso possono facilitarne la intellegibilità per analogia, grazie alla forma sociale di ripetitività che essi acquisi scono, per un altro verso rappresentano un diaframma che opacizza, se non inganna. Il corpo si connette nello spazio e si definisce nel tempo. En trambe le dimensioni gli sono essenziali, ma mentre la prima ri chiede la condizione di simultaneità come possibilità di connessione allo spazio esterno e di differenziazione contemporanea da esso, la seconda comporta la percezione di un tempo virtuale come condi zione di definizione. Il corpo, infatti, definisce la propria spazialità non sulla base di un dispositivo astratto di mappe logico-formali ma in rapporto alla simultaneità della propria estensione che gli consente di porre, ad esempio, relazioni di prossimità o di distanza rispetto ad altro, definendo in questo modo lo spazio esterno a sé ed autocollocan- dosi in esso in ordine ad altro in quanto differente da altro. Allo stesso modo, la percezione di virtualità risulta necessaria al coglimento della struttura temporale perché è produzione di senso della vita del corpo, della sua evoluzione come dialettica permanente tra il passato e il futuro. La gravidanza consente contemporaneamente di esperire entram be queste dimensioni, tanto più significanti per il fatto di confon dersi fino allo scioglimento del virtuale in reale, scioglimento che tuttavia coincide con una nuova produzione di percezione del tempo virtuale, rispetto al figlio, ad esempio. Da questo punto di vista la gravidanza isterica è la risposta fem minile più pregnante alla percezione di questa mancanza e la couvade è la appropriazione simbolica maschile più scenica. Specularmente, la sterilità si configura come la menzogna del corpo a cui va data una risposta, quale che essa sia, perché la 111

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