Transizione 1989
La mia ambivalenza informa di sé l ’ insieme delle mie azioni e dei miei prodotti, di tutte le altre realtà, non perché abbia una vocazione alla corruzione ma perché essa può manifestarsi solo quando si dis-piega in relazione a. Allora l ’ ambivalenza delle tecnologie riproduttive non è espres sione di «infedeltà» a un principio universale di bene ma segno dell ’ estensione del rapporto tra il mio corpo e le possibilità delle cose, di tutte le cose. Ed essendo quella ambivalenza prodotta al l ’ interno di questa relazione e non da altro, tanto meno da una essenza in sé, ne consegue una sorta di compatibilità con tutti gli altri elementi del rapporto, compreso l ’ essere corporeo; compati bilità che spiega non solo il pro-gredire solo apparentemente auto nomo della evoluzione scientifica ma anche il senso puramente ideologico-convenzionale della richiesta di porre un limite ad essa, annettendola alla tutela di un confine periferico costruito ex-post. Infatti lo «sgomento» che si evoca rispetto a un ipotetico evol vere anarchico della ricerca scientifica e della sua applicazione non nasce tanto dall ’ angoscia per il futuro dell ’ uomo quanto dall ’ inca pacità di ricostruire il presente non a partire da un terzo elemento che si inserisce (la scienza, la tecnologia, il medico), ma da un momento, un aspetto, che inerisce una relazione in cui l ’ ambiva lenza acquisisce forma sociale attraverso il prodursi complessivo di quel rapporto e, quindi, anche attraverso la conversione delle pos sibilità della tecnica in mie possibilità. Relazione in cui, pur nell ’ ambivalenza, l ’ intenzionalità del corpo si autodefinisce come coscienza che si orienta anche eticamente. Solo in questo modo si può comprendere come mai in un sondaggio condotto in Francia nel giugno del 1985 (cfr. Sofres, 1986) il 73% delle donne abbia risposto «no» alla possibilità di accedere alla maternità, attraverso le tecnologie riproduttive, anche dopo la menopausa. Quale profondo e complesso intreccio si ha qui tra dimensione biologica e assunzione etica proprio a partire dal corpo come in tenzionalità e coscienza di intenzionalità? Non a caso quella percentuale cala nelle risposte maschili alla medesima domanda, a significare, se ancora ve ne fosse bisogno, quanta diversa eticità si produca nelle scelte a partire dalla diffe rente coscienza corporea. Credo che in questo caso la riflessione debba andare oltre l ’ oriz zonte delle categorie di rappresentazione collettiva che connettono 115
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