Transizione 1989

il sistema simbolico di una società, anche se fondamentali, andare oltre l ’ analisi delle costruzioni mentali che formano organizzati vamente il sociale ed esplorare di più e meglio il significato di questa dimensione del corpo in relazione alle tecnologie della ri produzione. Suppongo che questa relazione agisca positivamente nel vissuto di chi vi accede grazie alla forte implicitazione di senso che essa produce per la propria soggettività corporea. Così come suppongo che essa agisca «negativamente» per chi non vi accede, in quanto non-sterile, proprio perché in mancanza di quella implicitazione ogni riflessione può comporsi esclusivamente a partire da una Idea e dalla illusione che il luogo dell ’ W^ coincida con quello della verità. Note 1. A proposito del rapporto tra gli attori e l ’ oggetto, Ippocrate sottolinea come malato, malattia e medico siano parti e momenti di una stessa relazione e come il compito della medicina sia di ri-comporre questa relazione. Infatti così scrive: «questi i fenomeni relativi alle malattie, dai quali traevo le mie conclusioni, fon dandoli su quanto v ’ è di comune e quanto di individuale nella natura umana; sulla malattia, sul malato, sulla dieta e su chi la prescriveva (che da ciò dipendono svi luppi favorevoli o funesti)» (Le Epidemie, I, 23). 2. Infatti così scrive: «se si confrontasse il regime dei malati con quello dei sani, si troverebbe che non è più dannoso di quello dei sani confrontato a quello delle fiere e degli altri animali» (Ib. } I, 8). 3. «Chi dunque non saprà le relazioni con l ’ uomo di ognuno di questi fenomeni, non potrà conoscere gli effetti che ne derivano né valersene correttamente» (Ih., I, 21) e subito prima, a proposito dei medici che attribuiscono la causa della malattia a una novità nel regime, annota che non è importante sapere questo «bensì sapere che effetti conseguono [a quelle presunte novità] poiché mai certo è identico il male che deriva dall ’ uno o dall ’ altro di essi». 4. Non necessariamente solo attraverso la respirazione. Infatti, nel caso della Cina feudale (i periodi Yin e Chou, 1500 ca. - 22 a.C.) essendo il Té «virtù» nel suo significato originario di potere magico, mana, il compito dell ’ uomo che volesse vivere in armonia con Lao (ordine supremo della natura) era di accumulare una grande quantità di cb ’ i (forza vitale che pervade l ’ universo e tutto ciò che esso contiene), condizione di accrescimento del tè di ogni uomo. Poiché in quel periodo si attri buiva alla donna un tè particolarmente forte (in seguito diventato semplice equiva lente di virtù femminile: nù-tè), l ’ accoppiamento sessuale scandito da precisi tempi e modalità era il modo per alimentare la forza vitale maschile, il suo Té, attraverso quella femminile che si riteneva risiedesse nelle secrezioni vaginali (cfr. van Gulik, 1987, 37-43). 5. L ’ espressione di Ippocrate va contestualizzata nel momento forte del dibattito dell ’ epoca, rispetto a cui quest ’ opera rappresenta in qualche modo lo spartiacque. Infatti le posizioni con cui la scuola di Cos doveva misurarsi erano, da una parte, i 116

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