Transizione 1989

GLI SVILUPPI TECNOLOGICI IN FISIOPATOLOGIA DELLA RIPRODUZIONE

Carlo Flamigni

Questi ultimi 30 anni hanno certamente visto protagonista, nel bene e nel male, la ricerca scientifica nel campo della medicina e della biologia. Le conquiste sono numerose: i trapianti d ’ organo, la scoperta degli anticorpi monoclonali, i progressi della farmacologia clinica le battute d ’ arresto, importanti e gravi: gli insuccessi della medicina preventiva, le incapacità di organizzare una ricerca meto dica e sistematica nel settore delle neoplasie, gli scarsi progressi della terapia delle malattie virali. Ma nessuno di questi argomenti sembra suscitare altrettanto interesse e provocare discussioni e di battiti così accesi quanto la fertilizzazione in vitro. È mio fermo convincimento che il calore delle discussioni in questo campo dovrebbe essere raffreddato e che le polemiche do vrebbero essere trasformate in dibattiti sereni e costruttivi: è in fatti necessario riportare tutti sul terreno concreto dell ’ analisi dei problemi reali, terreno ormai da tempo abbandonato per voli fantasiosi tra angosce, fantasmi e sgomenti in una società che sembra più bisognosa di scandali che di informazione e che, non avendo letto (o capito) Kant, si accontenta dell ’ etica turistica elementare e della punizione morale aprioristica del biologo infido. In qualche modo, quanto segue vorrebbe essere utile ad una migliore comprensione di alcuni di questi problemi. La diffusione delle tecniche di fertilizzazione in vitro non ha precedenti. Il primo successo è del 1977; nel 1981 gli australiani pubblicano la prima casistica, la più numerosa per i tempi: 9 gra vidanze. Nel 1984 (nel Congresso Internazionale di Helsinki) i nati sono 600; nel 1985 (nel Congresso Internazionale di Melbour ne) 2.000; nel 1987 (a Norfolk) si discute di 5.000 nati; nel 1988 13

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