Transizione 1989
Il modo più ovvio, attualmente nella nostra cultura, per rispon dere alle difficoltà di concepire è quello di rivolgersi ad un gine cologo e cioè di porre la domanda a partire dal corpo femminile (Arditti, Duelli Klein, Minden, 1984). Meno ovvio è che la cop pia si rivolga prima o nello stesso tempo, all ’ andrologo: piuttosto questo specialista tenderà ad apparire in un secondo momento. Non disponiamo, poi, di indicatori attendibili relativamente alle pratiche tradizionali, non mediche, di «cura» della sterilità. Pos siamo però ipotizzare che esse (di tipo religioso o con ricorso a guaritori) continuino ad incrociarsi con l ’ avvento della riprodu zione artificiale. Mentre le cure mediche più tradizionali possono tendere a perdere terreno nei confronti di quest ’ ultima. È interessante notare che ci stiamo a questo punto spostando verso l ’ analisi interazione tra domanda ed offerta. La domanda «cosa possiamo fare per avere un figlio?» viene tradotta dal medico in quella «chi di voi ha problemi di sterilità?». È importante notare, però, che il medico assume in prevalenza una domanda di coppia e la traduce in un ’ altra domanda, anch ’ essa riferita alla coppia, ma attraverso la ricerca, o l ’ esclusione, di cause nelle patologie individuali. Anche nei testi medici italiani più noti (Cittadini, 1976; Conti, Isidori, 1984) ci si riferisce alla sterilità dandone in prevalenza una definizione di coppia. Nelle convenzioni mediche assunte a livello internazionale si considera sterile una coppia che non con cepisce dopo due anni di rapporti non protetti. Purtroppo l ’ indi catore epidemiologico assunto per definire questo intervallo di tempo non appare molto affidabile, perché riguarda l ’ intervallo intercorso tra il matrimonio e la nascita del primo figlio. Questo oggi appare piuttosto un indicatore del controllo della fecondità che della sterilità della coppia. La medicina sembra assumere come indicatore di sterilità un assieme di comportamenti che abbiamo individuato con il primo modello di controllo della fecondità. Ma poiché questo modello, di fecondità naturale, è ormai disatteso a livello dei comportamenti riproduttivi di massa, non si può ritenere accettabile di costruire su di esso un indica tore di condizione di sterilità. Tuttavia ciò che si evince dalle definizioni mediche è che, in realtà, anche la medicina assume come fatto rilevante per la sua definizione di campo d ’ intervento una rappresentazione sociale: quel «noi» che indica la coppia come soggetto collettivo a cui si riconosce un diritto alla riproduzione. 148
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