Transizione 1989

definizione dei ruoli di madre, padre e figlio un concetto di realiz zazione di sé che è quanto mai difficile da definire, in ordine al diritto a riprodurre e ad essere genitore. Non a caso sempre più il diritto positivo si trova a dover ga rantire la capacità del soggetto adulto al ruolo di genitore nei confronti dei minori, cioè si trova a definire il profilo della matu rità degli adulti. In questa accezione — nella solitudine della re sponsabilità — tutte le coppie sono «a rischio», non solo (come si vorrebbe da alcuni) quelle che domandano la riproduzione arti ficiale. Infatti appare chiaro che non tutti coloro che si danno il diritto di essere genitori (biologici, adottivi o con tecniche di ripro duzione artificiale) sono «capaci» di sostenere la crescita e lo sviluppo di un altro essere umano. Forse è sempre stato così, ma nella nostra epoca ne siamo socialmente più consapevoli, proprio mentre le relazioni familiari appaiono meno adatte a nascondere le loro interne fragilità. Tuttavia, se il diritto positivo non nega un figlio a nessuna cop pia capace di concepire, come può negarlo alle coppie che chiedono la riproduzione artificiale? Può un limite biologico o bio-sociale (nel caso che il partner maschile sia sterile) tradursi in una limi tazione giuridica esplicita? Se l ’ adozione è un valore sociale, al largato anche al di fuori della parentela e della comunità, essa può non essere accolta quando il figlio è generato dalla propria moglie o compagna, che proprio con il ricorso al donatore di seme vuole indicare una intenzione sociale non adulterina, garantita dal medico? Le domande possono apparire semplicistiche, ma esse appaiono anche semplicisticamente risolte, dal momento che sempre più si allarga l ’ accettazione sociale dell ’ accesso alle tecniche di riprodu zione artificiale almeno da parte di coppie sposate che siano inca paci di concepire da se stesse. Ove non vi sia matrimonio, in realtà, ciò che si pone come un problema è il diritto della donna a generare, partorire ed allevare un figlio con o senza la presenza del padre biologico, con o senza un legame stabile con un partner maschile. Ma il matrimonio resta l ’ ambito esclusivo in cui la coppia assume rilevanza sociale certa? In cui, certamente, si dà espressione ad un «noi» nei confronti della società? Sulla scena del dubbio, è probabile che anche il matrimonio non appaia oggi come l ’ unica sede socialmente rile 157

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