Transizione 1989
gono a fertilizzazioni in vitro , infatti, esigono che tutte le uova che vengono estratte durante l ’ intervento vengano fertilizzate e che gli embrioni superflui vengano congelati, in modo da poter essere utilizzati per cicli successivi. La necessità di liberare le coppie da impegni sempre più gravosi, ha indirizzato molti centri verso l ’ impiego dei cosiddetti cicli na turali: utilizzando queste metodologie le donne sono impegnate presso i laboratori e gli ambulatori non più di 2 giorni per ciclo. Il dato negativo è però dovuto al fatto che in questo modo si rie sce ad estrarre soltanto 1 ovocita, e che -la percentuale di gravi danze scende a circa il 5% per ciclo di trattamento. Il grande problema della sterilità resta pure sempre quello delle straordinarie difficoltà che si incontrano nel trattamento degli uomini ipofertili. In questo campo, le tecniche di fertilizzazione in vitro sono riuscite a risolvere solo parte dei problemi poiché la maggior parte degli uomini sterili non riesce a produrre un numero sufficiente di spermatozoi mobili per poter ottenere una fertilizzazione extracorporea. Recentemente, qualche speranza è stata offerta dalla possibilità di liberare enzimaticamente l ’ uovo dalle cellule che lo contornano in modo da poter impiegare, per la sua fecondazione, un numero molto piccolo di spermatozoi mo bili. Ma solo la messa a punto di tecniche di microiniezione di spermatozoi all ’ interno della zona pellucida, con conseguente for mazione di 2 pronuclei e successivo sviluppo dell ’ embrione, per metterà l ’ inserimento nei programmi di fertilizzazione in vitro di coppie nelle quali partners, affetti da oligoastenospermia grave, non sono in grado di produrre campioni di seme qualitativamente accettabili per un programma FIVET tradizionale. Le tecniche di microiniezione sono state a lungo sperimentate in Australia e saranno ben presto attuabili anche nel nostro paese. In quel momento i primi rilievi sperimentali porranno però ine vitabilmente una serie di problemi di natura etica che dovranno essere discussi e, possibilmente risolti. Uno degli esempi più importanti dell ’ enorme potenziale di studio e di conoscenza che la fertilizzazione in vitro può offrire è sicuramente dato dalla possibilità di combinare questa metodica con le tecniche di citoge netica. La possibilità di ottenere embrioni umani allo stadio di poche cellule con morfologia alterata (e quindi non trasferibile nell ’ utero delle pazienti) ha permesso l ’ applicazione di sofisticate metodiche della citogenetica per lo studio del corredo cromoso 15
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