Transizione 1989

nel caso della nostra valutazione di impatto i problemi si pongono fin d ’ ora. 1. Le fonti sono infatti pressoché inesistenti; non esistono rile vazioni statistiche dirette sulle dimensioni quantitative della steri lità, e quelle indirette sono di norma di difficile utilizzazione. 2. La rilevazione delle diverse cause si presenta altrettanto poco affidabile, soprattutto per la conclamata multi-fattorialità e multi- causalità dei determinanti biologici e sociali della sterilità (Haw- thorn, Hoppe, Shain, Jennings). 3. Quanto alle tipologie culturali alle quali sono legati i mo delli di riproduzione, se in effetti esse sono invece rintracciabili abbastanza chiaramente, in connessione con le sub-culture fami liari e con la morfogenesi del gruppo familiare, e quindi abbastanza chiaramente modellizzabili, le difficoltà nascono quando si voglia tentare oggi una rilevazione di tipo quantitativo. Da un lato si ripropongono le difficoltà teoriche e metodolo giche degli approcci sociologici a riguardo delle modalità di rac colta dei dati sociali e più in generale alle modalità concorrenti e divergenti della spiegazione e comprensione sociologica sui dati e dall ’ altro si è chiamati a fare i conti con un jenomeno globale qua le la riproduzione della vita, assai conosciuto in singole articolazioni dalle singole discipline, ma di cui non è molto praticata l ’ analisi comparata. 4. A riguardo dell ’ esame e della modellizzazione delle alterna tive possibili, ovvero delle chances disponibili alle coppie sterili, al punto zero, l ’ analisi si dovrà occupare di due gruppi di alter native: 4.1. alternative di sostituzione sociale della fertilità: ado zione e affidamento; 4.2. alternative cognitive che esprimono il rapporto con il limite biologico. Mentre riguardo al primo gruppo esiste una consistente lettera tura, in merito alle alternative cognitive, presumibilmente le più praticate, se non per scelta, per mancanza di opzioni preferenziali, non abbiamo dati diretti classificati, né quantitativi né qualitativi, e rimane perciò indeterminato, al punto zero, un aspetto che si può pensare di rilievo nelle rappresentazioni collettive della ste rilità: il «pensiero» sul rapporto con il proprio limite biologico. 178

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