Transizione 1989
IL RISPETTO DEGLI ANORMALI: PRESUPPOSTO ESSENZIALE DELLA MEDICINA PRENATALE
Rossella Ostuni
Se pensiamo agli esseri «anormali», i livelli più arcaici della no stra mente ricorrono, per definirli, alla parola «mostro». Penseremo in un secondo momento che queste creature non soltanto non siano dei brutti scherzi, né tantomeno dei prodotti di casuali alterazioni chimiche dei nostri geni, come ci hanno recentemente convinti a credere, bensì dei segni premonitori — come suggerisce la più antica parola usata per definirli. L ’ etimo logia della parola «mostro» è infatti oscura: ma derivi essa da «moneo», ammonisco, o da «monstro», esibisco, il significato non cambia: le anormalità umane non derivano da un capriccio della natura, ma dal disegno della Provvidenza. Nel mondo antico questi segni venivano decifrati dagli esperti di fetomanzia (predizione attraverso i feti) o di teratoscopia (di vinazione basata sull ’ esame delle nascite anormali), altrettanto sottili nelle interpretazioni di coloro che leggevano presagi nel volo degli uccelli o nelle viscere degli animali sacrificati. In effetti, il documento più antico riguardante i mostri è un lessico babilonese di «mostrologia», inciso su tavolette di argilla intorno al 2800 a.C. In essa vi sono contemplate le tre sottoclassi tradizionali dei mostri: «monstres par excès», «monstres par défaut», «monstres doubles». I primi sono sempre di malaugurio (quando una donna partorisce un bambino che ha sei dita in ogni piede, gli abitanti del mondo saranno danneggiati). I secondi sono più ambigui: un bambino senza pene e senza naso, per esempio, significa che l ’ esercito del re sarà forte, ma uno senza pene e senza ombelico annuncia una discordia in casa. Lo stesso vale per i terzi: la nascita di un androgino, per esempio, è di cattivo augurio, men tre un piccolo gianocipite è un buon presagio \ 187
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