Transizione 1989

morte un bambino malformato sia eguale e non diverso dal potere di far nascere e di far vivere. L ’ evoluzione della tecnologia, in senso biologico ed anatomico, non fa che esprimere la docilità del corpo umano come macchina 2 . Questo formidabile potere sulla vita è espresso molto bene dalle tecniche di fecondazione artificiale: queste infatti incominciano a gestirla, a potenziarla, ad esercitare su di essa controlli precisi. Ma laddove la FIVET, in virtù di un ulteriore controllo regolatore, si accompagna alla diagnosi prenatale, ecco che lo stesso potere sulla vita si accompagna al potere sulla morte. È il caso recente, ma non isolato, verificatosi nel nostro istituto, di una paziente con sterilità da dieci anni, sottopostasi a feconda zione artificiale. La diagnosi prenatale, successivamente eseguita per volontà del marito e avallata dal ginecologo, rivela la presenza in utero di un feto affetto da sindrome di Klenefelter. Dopo mille ripensamenti, e a malincuore, la paziente decide di interrompere la gravidanza. Rifiuta l ’ intervento della psicoioga «... per non ripensarci!», ma si confida, afflitta. «Se non avessi fatto la diagnosi prenatale, sarei stata più serena, perché sono sicura che avrei ac cettato questo bambino». Interrogata se fosse stata edotta sul l ’ assoluta compatibilità di questa sindrome con la vita, ella rispon de: «Ma il professore mi ha detto che non sarebbe stato nor male!...». A chi tocca stabilire il limite tra ciò che è normale e quel che non lo è? Spetta davvero al medico? Sta di fatto che lo stesso corpo di una donna sterile, si è mostrato docile tanto alla FIVET, quanto alla diagnosi prenatale, e comunque alla tecnologia che ha chiuso in questo caso il cerchio del suo potere sul corpo umano. Quanto a noi medici, responsabili dell ’ informazione e, come in questo caso, della «descrizione» anatomica e psichica del corpo umano, mi è inevitabile pensare, certo estremizzando per amor di riflessione, alla pena di morte in senso foucaultiano. Essa infatti, ha avuto modo di sussistere «... non di certo sostenuta da senti menti umanitari, ma invocando piuttosto la mostruosità del cri minale, la sua incorreggibilità e la salvaguardia della società. Si uccidono legittimamente coloro che sono per gli altri una specie di pericolo biologico» (Foucault). Laddove inoltre la diagnosi precede la nostra possibilità di pre venzione e di trattamento, le persone o famiglie sottoposte alla diagnosi saranno in un certo qual modo «etichettate» 3 . Dunque 190

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