Transizione 1989
probabilmente la diagnosi, laddove ha conseguenze nefaste sul vis suto e sulla vita di relazione, è apriori incompatibile col rispetto dell ’ individuo. Si pensi ad esempio alla diagnosi prenatale di mon golismo attraverso l ’ amniocentesi. Il mongolismo è una forma di ritardo mentale. I bambini affetti da mongolismo hanno un aspetto caratteristico: due occhi a mandorla, le braccia corte, una lingua grossa, delle mani paffute e sono piccoli di statura. Essi sono generalmente affetti da un ritardo mentale «moderato» o «severo» (secondo la classificazione dell ’ O.M.S). Il loro quoziente intellet tivo medio, secondo la stessa classificazione, si colloca tra 40 e 50. «Bisognerà procedere ad amniocentesi, solo se i genitori (o la ma dre) accetteranno una interruzione di gravidanza nel caso in cui la diagnosi metta in evidenza un ’ anomalia. Altrimenti si tratta di un ’ inutile curiosità!» (René Portray) 4 . È questa la raccomanda zione del Segretario Generale dell ’ Associazione Nazionale di aiuto agli handicappati mentali. In realtà non è assolutamente utopistico pensare a genitori decisi ad accettare il bambino e desiderosi di «prepararsi» ad accogliere un bambino anormale. Il nostro «bio-potere» è talmente grande non solo sulla vita e sulla morte, ma anche nel «lasciar morire». È il caso, verificatosi negli U.S.A. di un bambino mongoloide affetto da stenosi duodenale 5 . I genitori si sono rifiutati di lasciar praticare un intervento chirurgico seppur molto semplice. I medici si sono inclinati alla loro volontà. Il bambino non è dunque stato nutrito... Dunque, in termini di «rispetto» appare difficile affrontare in modo non contraddittorio il problema della diagnosi prenatale collocandosi il più possibile dal punto di vista della madre, dal punto di vista delle famiglie, dal punto di vista del medico, della società 6 . Vero è che una volta emesso il «verdetto» (o la diagnosi di anormalità) l ’ idea dell ’ anormale (così come del colpevole nella pena di morte) è per tutti moralmente insostenibile: da parte della madre che sì, acconsente all ’ interruzione, motivata da circostanze di com plicità intime e sociali che la indignano tuttavia nel più profondo; da parte del medico che, di fronte all ’ impossibilità di un intervento riparatore, si arrende e lascia decidere; da parte della società che, non avendo sufficienti argomenti, salvo una morale individuale, a 191
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