Transizione 1989
che comporta un beneficio sicuro o probabile per il feto e un ri schio ragionevolmente contenuto per la propria salute. Esiste tuttavia sicuramente un margine entro il quale possono configurarsi situazioni di conflittualità. Nella più probabile di que ste, una madre potrebbe rifiutare una terapia intrauterina nel caso di una grave anomalia fetale letale se non trattata, ma per la quale non si possa offrire una sicura garanzia di risoluzione. Ancora, si potrebbe prevedere un conflitto tra aborto selettivo e terapia intrauterina, nell ’ ambito del quale si configura una con traddizione intrinseca nel ruolo dell ’ ostetrico, da un lato moral mente in obbligo verso un feto che potrebbe beneficiare di un trattamento e dall ’ altro tenuto a rispettare il desiderio della madre che invece richiede l ’ interruzione della gravidanza. La domanda che sorge spontanea è: è giusto che sia sempre e soltanto la madre a decidere la effettuazione o meno di una terapia fetale? Dopotutto la legge tutela il diritto alla nascita, e per esten sione, il diritto alla salute del feto. In questo caso, se una madre rifiuta una terapia per il proprio feto, la società può, o deve, imporla? È evidente che questo è un problema di risoluzione molto ardua. Bisogna naturalmente premettere che, nel caso delle terapie fetali innovative o sperimentali, per le quali sicure garanzie non possono essere poste, nessuna costrizione operata sulla madre sarebbe lecita. Ma esistono terapie di provata efficacia, e sono stati riportati, sia nel nostro paese che in altri, casi nei quali una madre è stata forzatamente obbligata a sottoporsi ad un taglio cesareo in caso di grave sofferenza fetale. Osservata attraverso la lente deformante del giornalismo-spet tacolo, la situazione assume connotazioni sinistre. Di volta in volta, ci si confronta o con la «cattiva» madre, che richiede l ’ aborto di un feto che potrebbe essere salvato, o con il «cattivo» medico, che sostenuto da una «cattiva» legislazione limita la libertà della propria paziente sottoponendola contro il proprio volere ad un rischioso trattamento sperimentale. In realtà, a chi è attivamente impegnato da ormai molti anni nel campo della medicina fetale, la situazione presenta tinte molto meno cariche. L ’ impressione è che le forme più antiche dell ’ etica umana, il naturale altruismo materno, la correttezza del medico nei confronti dei propri pazienti, permetteranno di superare anche i rari conflitti che si potranno generare. 41
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