Transizione 1989
QUESTIONI DI ETICA NELLA DIAGNOSTICA PRENATALE Eugenio Lecaldano
I. Vorrei cercare di affrontare in questo mio intervento alcune linee di argomentazioni strettamente collegate al tema enunciato nel titolo. Può suscitare imbarazzo, meraviglia o disappunto in chi ascolta la pretesa da parte di un non addetto ai lavori di affrontare problemi così complessi e delicati come quelli che sono in gioco nella diagnostica prenatale. Ancora una volta i filo sofi pretendono di pronunciarsi su questioni che non capiscono? Sulle quali non hanno alcuna competenza e relativamente alle quali nessuno riconosce loro autorevolezza? Proviamo a sviluppare al cune linee di argomentazione, e ad affidare al giudizio dei lettori una risposta positiva o negativa sul ruolo ausiliario che l ’ analisi filosofica può giocare nel ricercare la soluzione di questi problemi. Vorrei isolare più specificamente le questioni etiche che sono in gioco nella diagnostica prenatale. Naturalmente in quanto l ’ ac cento è posto sull ’ etica non si tratta di ricostruire nel modo più compiuto e informato quali sono le diverse tecniche di diagnostica prenatale in uso nei reparti di medicina della riproduzione, né si tratta di perfezionare queste tecniche, né di operare con esse nel modo migliore. L ’ etica come è noto si occupa del bene e del giusto e dunque più concretamente della questione se certe azioni, decisioni, scelte nostre o altrui sono approvabili o meno. In alcuni casi l ’ etica non si limita ad affrontare la questione dell ’ approva- bilità o meno di certe azioni, ma si addentra in campi molto più impegnativi come quelli aperti dall ’ interrogativo se, per quanto riguarda le azioni di fronte alle quali ci troviamo, possiamo limi tarci ad approvarle o condannarle verbalmente, o se, piuttosto, non debbano essere considerate come doverose od obbligatorie oppure come proibite o vietate. Per l ’ analisi che vogliamo svilup 43
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