Transizione 1989

pare in questa sede credo possa risultare fertile un modello sem plificato dell ’ etica come la disciplina all ’ interno della quale si affrontano tutte le questioni relative alla decisione su quale sia l ’ azione adeguata nella situazione particolare. Con la nozione di adeguata facciamo, poi, riferimento, di volta in volta, in modo più o meno intrecciato o distinto, a tre differenti livelli dell ’ etica che riguardano il piano di ciò che è permesso, di ciò che è obbliga torio o doveroso, e di ciò che è vietato o proibito. A seconda poi del tipo di sanzione in gioco distingueremo, con J.S. Mill, tra ciò che è obbligatorio e vietato sul piano propriamente morale, e in questo caso la sanzione in gioco è quella della disapprovazione verbale più o meno decisa espressa da noi e da coloro con cui viviamo; e ciò che è invece obbligatorio e proibito sul piano giuri dico o legale, e in questo caso la sanzione relativa rispettivamente al fatto che si omettano o compiano certe azioni sarà quella previ sta dai codici e assegnata dall ’ apparato statuale demandato all ’ am ministrazione della giustizia ! . In tutti i casi l ’ etica è caratterizzata dal fatto che approvazioni o sanzioni debbono essere giustificate razionalmente, nel senso che nel nostro linguaggio risulta logica mente inadeguato un pronunciamento etico, nel senso specificato, per il quale non si disponga di ragioni o si rifiuti di esibirle 2 . Non mi propongo in questa sede di argomentare a favore di questa caratterizzazione dell ’ ambito dell ’ etica e in particolare della di stinzione tra morale e diritto. Presento questa distinzione come solo prima facie valida e si vedrà poi nel corso del discorso suc cessivo se le distinzioni tracciate sono fertili per quanto riguarda le questioni etiche in gioco nella diagnostica prenatale. L ’ etica dunque interviene nel momento in cui non tanto ci si chiede quali sono le tecniche di diagnosi prenatale in uso, ma si chiede più propriamente se siamo autorizzati a ricorrere a queste tecniche, o se si tratti di un campo in cui giocano proibizioni o all ’ opposto in cui non solo ci troviamo di fronte ad azioni permesse, ma ancora di più ad azioni obbligatorie. Ma un ’ etica che affronti le questioni in un modo così astratto potrà, credo, esserci di ben scarso aiuto. Le situazioni effettive sono ben più complesse e spe cifiche e se chi si occupa di etica vuole che almeno gli si presti attenzione deve riuscire a rendere le sue argomentazioni illumi nanti per coloro che nella vita quotidiana si trovano di fronte a conflitti o disaccordi. Il problema è, per chi si occupa di etica teorica, quanto il discorso può diventare specifico, non perdendo 44

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