Transizione 1989

di universalità 3 . Mi sembra che nel caso delle questioni di cui ci occupiamo non avrebbe molto senso affrontare la discussione in termini tanto generali da non fornire alcuna distinzione fra tipi diversi di persone che debbono affrontare realmente il problema della ricerca di una decisione eticamente giusta. Come non distinguere, ad esempio, tra, da una parte, il per sonale medico e, dall ’ altra, le madri dei nascituri, come due gruppi ben distinti di persone che si pongono effettivamente la questione se sia eticamente permesso, obbligatorio, proibito ricorrere a diagnosi prenatali? Come non distinguere tra i problemi etici che si pongono per il personale medico che deve decidere se prescri vere o meno la diagnosi prenatale, se poi dare corso ad essa o meno, a che tipo di intervento dare corso, che tipo di consiglio poi dare sulla base delle informazioni ottenute ecc.? E i problemi etici che si pongono alla madre (e in molti casi a entrambi i geni tori) quando si chiede se richiedere, accettare o rifiutare che venga fatta la diagnosi prenatale e si interroga, poi, sulle decisioni con seguenti relative al nascituro sulla base delle informazioni otte nute con le prove diagnostiche? L ’ etica come settore della ricerca teorica nella linea della tradizione filosofica analitica, così come la si professa in questo scritto, non intende sostituirsi alle persone che concretamente affrontano i problemi etici. Né si presenta come un discorso totalizzante dal quale ricorrendo ad applica zioni ingegneristiche ciascuno potrebbe ricavare la soluzione giusta di cui ha bisogno per un qualsivoglia conflitto o disaccordo mo rale. L ’ etica della quale daremo qui alcuni esempi è prevalente mente una disciplina logica e, se raggiunge delle conclusioni nor mative, le presenta come ipotetiche, come più o meno garantite, sulla base delle argomentazioni razionali che effettivamente ven gono presentate. Il contesto in cui un ’ etica del genere si inserisce è quello di un processo di civilizzazione che ha reso sempre di più ciascun essere umano eticamente autonomo e in grado di decidere da solo responsabilmente ciò che giusto e doveroso fare. Un pro cesso di civilizzazione che ha portato ad una situazione in cui i conflitti o disaccordi etici non vengono più risolti facendo appello alle tavole della legge promulgata da un essere trascendente onnipotente, o ricorrendo alla forza fisica e alle armi, ma piut tosto a discussioni razionali nella opinione pubblica. Questo pro cesso di civilizzazione (nel quale non mancano ovviamente peri coli e ricadute o sacche di arretratezza) è tale per cui nessuno ha 45

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