Transizione 1989

quali la diagnostica prenatale, possono venire solo da un lavoro fatto in comune tra ricercatori con diverse competenze professio nali. Accanto al medico e al giurista, credo, vada riconosciuto un posto per chi conosce la storia dell ’ etica e i dibattiti contempo ranei sull ’ etica teorica. Probabilmente uno psicologo avrebbe mol to da dire, non riesco invece a capire bene, cosa potrebbe dirci un teologo o un religioso. Si tratterebbe di fare riferimento ad un gruppo di lavoro in cui sono presenti diverse competenze profes sionali: è questo ciò di cui abbiamo bisogno. Non vedo che aiuto potrebbe venire da comitatoni in cui si confrontino (ancora forse con le armi della retorica oppure per realizzare maggioranze nu meriche) tutte le varie posizioni etiche, ideologiche, politiche e religiose presenti nel nostro paese. Vorrei ora provare a sviluppare alcune linee di analisi sui pro blemi etici aperti dalla diagnostica prenatale. Per rendere più chiaro il mio discorso distinguerò tra diagnosi prenatale e diagnosi gene tica prenatale. Mi sembra cioè che si possa distinguere tra l ’ eco grafia e le altre procedure diagnostiche come l ’ amniocentesi e la biopsia transcervicale dei villi coriali che si collocano sostanzial mente nel primo gruppo, mentre nel secondo gruppo si collocano quelle tecniche, ancora allo stadio sperimentale, per il controllo diretto del DNA dell ’ embrione. Non si tratta di una classificazione sul piano medico (chi parla non ha competenze per farla e non può che pregare di scusare le inesattezze presenti nelle sue analisi, a cui solo un lavoro d ’ equipe potrebbe ovviare), ma la distinzione serve a tracciare una differenza tra diversi eventuali interventi sull ’ embrione ovvero (ammesso che questa distinzione sia prati cabile fino in fondo, noi qui la presentiamo solo prima facie e per alcune argomentazioni che consente di fare) interventi sulla sua struttura anatomica e sulla sua struttura genetica. Non si affron tano, qui, le questioni relative alla rischiosità o meno di queste pratiche (o più esattamente ai gradi valutabili di queste rischiosità) per la madre o il nascituro. Tali questioni sono molto rilevanti e forse in alcuni casi decisive per una soluzione efficacemente adegua ta, ma quando sono in gioco queste variabili è il medico che potrà trovare la soluzione ottimale. Per isolare gli specifici problemi di rilevanza dell ’ etica, diamo per scontato che per quanto riguarda la diagnosi prenatale noi ci si trovi in una situazione (verso la quale tende decisamente la ricerca medica) in cui i rischi per la madre e il nascituro, derivanti dal compimento delle pratiche me 47

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