Transizione 1989

diche necessarie, sono minimizzati e l ’ affidabilità dei risultati è massimizzata: quali questioni restano per l ’ etica? Non viene qui nemmeno affrontato il problema se esistano forme più idonee da un punto di vista etico per intervenire a monte sul processo di concepimento, prima che, con il formarsi dell ’ em brione, in presenza di certi rischi di malformazioni alla nascita, si ritenga opportuno ricorrere per informazioni alla diagnosi pre natale. Credo sia accettabile la posizione non condivisa dall ’ etica predicata dalla Chiesa cattolica che molti dei problemi di fronte a cui si trova la diagnostica prenatale che opera sull ’ embrione, dopo il concepimento, potrebbero essere risolti in un modo moralmente più adeguato (ad esempio minimizzando gli aborti procurati) con una diagnosi prenatale che operasse sui gameti prima del conce- pimento stesso e con il ricorso a tecniche contraccettive o, alla fecondazione artificiale per evitare, nei limiti delle conoscenze me diche disponibili, il formarsi di embrioni portatori di gravi mal- formazioni. Mi sembra una posizione eticamente inaccettabile, te nendo conto delle sofferenze che sono intrinsecamente collegate ad una vita gravata da malformazioni fisiche devastanti, quella che esclude qualsiasi raccolta di informazioni sulle conseguenze di un eventuale concepimento, in un momento qualsiasi di questo pro cesso. Si affronteranno solo in modo molto generale due ordini di problemi etici che sicuramente si pongono nel caso della diagnosi prenatale, come del resto nel caso di molte procedure in uso negli Ospedali. Si tratta di quelli che Leroy Walters 5 giustamente iden tifica come i problemi etici della giustizia e della autonomia in gioco nell ’ uso della diagnosi prenatale. Mi sembra che i pro blemi di un calcolo costi-benefici che permetta di decidere se è giusto, come si dice, allocare risorse pubbliche (o più specifica- mente quante risorse è giusto allocare in questa direzione) per la diagnostica prenatale nelle strutture sanitarie del servizio nazio nale siano tanto complessi da non potere essere affrontati qui. Andrebbero affrontati casomai in sedi istituzionali a cui è deman data la decisione sulla utilizzazione delle risorse (da quelle cen trali a quelle a cui si garantisce una autonomia di decisione sulle spese sul piano locale). Non so quanto questo sia fatto, quanto cioè la gestione della nostra spesa pubblica sanitaria sia governata da criteri razionali del tipo costi-benefici. Mi sembra però difficile accettare una soluzione che su basi etiche, più o meno condivise, 48

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