Transizione 1989

tativo di evitare che vengano trasformati in principi etici, tabù o pregiudizi. Voglio qui solo suggerire una preferenza prima facie per il principio dell ’ autonomia ed aprire la strada al terzo ordine di questioni etiche in gioco nella diagnostica prenatale, in modo da lasciare a questa dimensione di problemi morali, un ruolo in qualche modo decisivo. Naturalmente questa gerarchia tra i vari ordini di questioni etiche è solo legata al discorso teorico che si fa in questa sede; nelle situazioni pratiche della vita reale è molto probabile che i tre ordini di problemi etici vadano di pari passo e che una soluzione possa essere trovata senza nemmeno passare a porsi questo terzo ordine di problemi sulla base di una valuta zione che chiama in gioco solo il principio dell ’ autonomia decisio nale, o quello di una allocazione giusta delle risorse. E si badi che questi principi da soli potranno giustificare eticamente sia decisioni favorevoli all ’ uso di tutte le varie forme di diagnostica prenatale, che decisioni che escludono un uso di queste nel caso particolare. III. Vorrei dunque soffermarmi in questa ultima parte del mio intervento su quello che possiamo considerare il terzo ordine di questioni coinvolte quando nascono problemi etici sull ’ opportu nità di ricorrere o meno a diagnosi prenatali. Si tratta qui proprio dei benefici che si possono ricavare da queste diagnosi. Da un punto di vista razionale non vedo come si possa rifiu tare una diagnosi prenatale se essa fornisce senza rischio per la madre e il nascituro informazioni che permettono di intervenire sull ’ embrione, ad esempio chirurgicamente, per evitare che alla nascita presenti malformazioni, handicaps o gravi malattie. Pro prio questo è quanto consentono — sia pure in parte — le tecni che diagnostiche ora già disponibili e non vedo dunque come si possa pensare di bloccare la ricerca in questo campo. Talvolta si ha l ’ impressione che i difensori della santità della vita spingano tanto oltre la loro difesa dell ’ intangibilità dell ’ embrione, fino ad escludere che su di esso si possano fare anche interventi chiara mente benefici. È come se permanesse la convinzione residuale che tutto il processo del concepimento e della gestazione debba essere affidato completamente all ’ Autore della Natura: senza intromis sioni di alcun genere. Ma tale posizione non sembra avere alcuna validità razionale, e può essere resa coerente solo escludendo, analogamente con conseguenze del tutto paradossali e in contrasto 50

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