Transizione 1989

noscere le condizioni dell ’ embrione e del feto quando è ancora nel seno della madre; permette o consente di prevedere alcuni inter venti terapeutici, medici o chirurgici, più precocemente e più effi cacemente. Per cui all ’ interno di questa etica la diagnosi prena tale «è gravemente in contrasto con la legge morale quando con templa l ’ eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto», ma questa non può essere una caratteristica intrinseca della diagnosi prenatale: si tratta piuttosto come si riconosce da parte di questa concezione etica di qualcosa che si può appurare solo risalendo all ’ intenzione che presiede alla richiesta della diagno si prenatale. «Pertanto la donna che richiedesse la diagnosi con l ’ intenzione determinata di procedere all ’ aborto nel caso che l ’ esito confermi l ’ esistenza di una malformazione o anomalia commette rebbe un ’ azione gravemente illecita» 7 . Questo per quanto riguarda la madre o i genitori. Ma si procede analogamente anche per quanto riguarda i medici che consigliano o praticano la diagnosi prenatale, considerando le loro azioni come moralmente illecite solo in quan to accompagnate da una specifica intenzione abortiva. Così alcuni moralisti cattolici concludono: «Affinché lo specialista possa sen tirsi in accordo con il dovere ed il rispetto della vita nei casi in cui la deliberazione non è stata ancora presa dalla donna né in senso abortista né in senso antiabortista, ma anche nei casi in cui la donna mostri di orientarsi verso l ’ aborto, dovrà far presente alla donna stessa non soltanto la verità del referto diagnostico, ma la integrale verità relativa alla vita del feto: che si tratta cioè di essere umano, che può essere aiutato, indicando anche i mezzi di sostegno, gli aiuti sociali e le struttture disponibili per un accogli mento della vita del nascituro» 8 . Mi sembra però che questa posizione non risolva in modo coe rente i problemi etici aperti dalla diagnostica prenatale, o meglio che la coerenza è realizzata con una buona dose di quelle che po tremmo chiamare, con un ’ estensione dell ’ espressione usata in epi stemologia da Popper 9 , delle «mosse convenzionalistiche in etica». Certo se vogliamo rendere immune la nostra concezione del dovere morale da qualsiasi dato della nostra esperienza etica, questo è appunto il modo in cui dobbiamo procedere. Assumere un prin cipio etico molto rigoroso e assoluto nella sua enunciazione uni versale e poi renderci possibile di seguirlo, anche senza rispettarlo affatto, nei casi concreti con una serie di distinguo e strategie con venzionalistiche. La logica del discorso etico, o per meglio dire 52

Made with FlippingBook Online newsletter creator