Transizione 1989

una logica del discorso etico iper-formalista che non è da condivi dere in quanto in contraddizione con il nostro modo comune di pensare 10 , è a disposizione per indebolire anche la connessione ne cessaria di tipo sintattico tra norme. Questo ci permette di soste nere contemporaneamente un certo principio etico universale e un giudizio morale in contrasto con esso su di una singola azione concreta. Su questa strada di una immunizzazione convenzionali- stica della nostra morale possiamo anche ricorrere a tutti gli stra tagemmi consentiti dal rinvio così caro alla morale cattolica alle intenzioni. Potremo così conciliare un rigido divieto con il com pimento di atti che non conducono direttamente e intenzionalmen te, ma solo indirettamente e come «doppio effetto», a ciò che è assolutamente proibito 11 . Un espediente teorico che probabilmente sorregge il passo sulla diagnosi prenatale e sull ’ atteggiamento che deve prendere il medico anti-abortista che abbiamo citato sopra. In contrasto con queste procedure convenzionalistiche mi sembra che proprio il caso della diagnosi prenatale vada usato come espe rienza di una pratica, largamente accettata nelle nostre forme di vita, che porta a mettere alla prova il principio che considera il feto sul piano etico come tale che va difeso secondo il principio della «sacralità della vita» 12 . Non vogliamo qui dilungarci sulla questione già più volte af frontata in modo molto efficace dello statuto ontologico dell ’ em brione, né ridiscutere i molti argomenti prò o contro il riconosci mento all ’ embrione fin dal concepimento della natura di essere umano o dei diritti della persona. Non mi sembra accettabile né la posizione che considera l ’ embrione fin dal concepimento un essere umano B , né quella che estende all ’ embrione i diritti di una persona o lo considera una persona potenziale 14 . Ma al di là delle difficoltà sul piano razionale di queste argomentazioni tendenti a riconoscere una «sacralità dell ’ embrione» fin dal concepimento, mi sembra che il caso della diagnostica prenatale consenta di vedere più chiaramente le ragioni etiche di coloro che non considerano come un divieto assoluto, da imporre sul piano giuridico, quello dell ’ aborto; che non assimilano cioè l ’ aborto con l ’ infanticidio o l ’ omicidio. Si tratta cioè di uno di quei casi della nostra vita reale che mostra come si possa del tutto legittimamente sostenere la superiorità sul piano etico di una concezione che pur riconoscendo che l ’ embrione vada moralmente tutelato, si fa guidare dal princi pio di tendere a salvaguardare non già la sola vita, ma anche Ja 53

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