Transizione 1989

Dall ’ altro, i medici, che in generale non ignorano la complessità del problema, tendono però a rimuovere tale complessità, sia per ché hanno un ’ etica del servizio molto tecnicizzata, sia perché, an che quando assumono un approccio di ordine psicologico, si sen tono legati ad un impegno di non intrusività e di non selezione delle coppie 3 . Tutto questo non fa che confermare che le tecnologie di mani polazione della riproduzione umana hanno prevalentemente a che fare con individui, non con le relazioni tra di essi. È come individui di una coppia che si chiede il figlio. È come medico singolo che si cerca di dare una risposta tecnicamente valida. Le tecniche co munque non sono mai relazionali. Tutt ’ al più possono essere fal samente relazionali, come quando si cerca di mettere la coppia a proprio agio, si cerca di arricchirne il dialogo, l ’ affettività, la con sapevolezza, la compresenza nelle fasi previste dalle procedure. Se l ’ intervento fosse relazionale, esso dovrebbe fare un ’ analisi delle relazioni e intervenire sulle relazioni, sapendo che il figlio è un prodotto della comunicazione di coppia (non solo ristretta, peraltro, in quanto la coppia non è immersa nel vuoto, ma in un mondo vitale di parentela, amicizia, prossimità-vicinanza con altri significativi, entro cerchi sociali assai complessi di scambi e inte razioni di vita quotidiana): ma tutto ciò deve restare fuori della scena, perché troppo gravoso, per la coppia e per i medici. Quando un medico interviene con una tecnica, poniamo, come la Fivet eterologa, non si chiede quali conseguenze avrà sul figlio, quale sia l ’ influenza che egli esercita entrando nella mediazione di coppia. Se se lo chiedesse, la coppia molto probabilmente si rivolgerebbe ad un altro. Ma il fatto è che neppure l ’ attuale bio etica si pone questo genere di problemi. Neppure ci si chiede quale possa essere l ’ influenza della dona zione di gameti maschili o femminili da parte di un donatore anonimo. Solo ora cominciano ad apparire le prime indagini, dalle quali risultano seri problemi, perché i donatori sembrano elabo rare con il tempo un immaginario poco rassicurante delle conse guenze del loro gesto: dove e quanti saranno i loro figli biologici sparsi per il mondo? «L ’ anonimato li sprofonda nell ’ immaginario e lì li chiude. Il donatore si sente responsabile di questa chiusura nella quale lo immerge il dono suo malgrado. Nel corso del pro cesso di dono scopre che domani corre il rischio di conoscere il prezzo della fattura da pagare. I bambini concepiti fuori della sua 60

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