Transizione 1989

regressivo, che già alla fine degli anni ’ 60 fu diagnosticato da F. Alberoni 14. Di diverso rispetto agli anni ’ 60 e 70 si può dire che vi è oggi una ulteriore privatizzazione del bisogno e del problema, cui fa da pendant una crescente medicalizzazione del medesimo. In ogni caso, per gli attori in gioco sembra che il rivolgersi alla tecnologia sia una scelta che non mette in causa valori e norme di tipo morale: si presenta come una scelta a-morale nel senso più etimologico del termine, e tale viene ritenuta anche dai ricercatori. In realtà ciò che è caratteristico di queste coppie non è la man canza di eticità (la quale non può mancare nelle relazioni sociali), ma il fatto che queste coppie si appellano ad una moralità del tutto intima, «personale», privata. Non viene percepita la mora lità degli altri. Queste coppie non intendono rispondere a nessuno di ciò che fanno: non al bambino, tantomeno alla società. Quella che hanno preso è una decisione basata molto sui senti menti e poco sulla riflessività razionale: il bisogno del bambino è un bisogno (e un diritto), non un ragionamento. Anche se presa dopo lungo tempo, è fondamentalmente espressiva, «istintiva». I consigli del medico di base o della famiglia di origine servono solo per una eventuale conferma. In breve. Da quanto qui richiamato è evidente che la coppia che ricorre a queste tecnologie è una coppia molto privatizzata, sog- gettivizzata, in stato di grosse carenze affettive, non disposta a elaborare cognitivamente le sue decisioni se non in funzione del fine pre-immaginato. È il prodotto di una relazionalità che non vive alcun senso di responsabilità verso l ’ esterno. E in questo è, ovviamente, il prodotto di una cultura e di un sistema sociale specifici. Il bambino è bensì oggetto di amore, ma l ’ amore è narcisistico. L ’ amore non è un perfezionamento secondo virtù, ma una «comune problematizzazione del mondo», di cui il bambino diventa il perno. Ci si ama tanto quanto si riesce a definire comunicativamente as sieme le problematiche del mondo, a partire dal fatto di volere un bambino. La coppia si cementa allora solo nel fare del bambino l ’ oggetto di un comune problema. Il bambino non è in ogni caso una alterità, tantomeno una trascendenza rispetto a se stessi e alla situazione. Non è più, neppure, una «vocazione» (della persona o della coppia), come qualche tempo fa veniva ancora rappresen tato 15. 67

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