Transizione 1989
5. Per una bio-etica relazionale La bioetica oggi emergente costituisce una forma di razionaliz zazione meramente convenzionale dei problemi che nascono da una medicalizzazione non controllata della vita umana. È una «morale provvisoria», come la chiama il premio Nobel R. Dulbecco rifacendosi esplicitamente a Cartesio, che prescrive soltanto il rispetto della consuetudine adottata dalla maggioranza delle persone, vincolante solo in modo temporaneo e sempre mo dificabile sulla base di un «nuovo contratto», quando le opinioni siano modificate e nuovi orientamenti prevalgano nell ’ interazione comunicativa del dialogo. Questa concezione della bioetica ritiene che le nostre scelte etiche siano «fatti statistici» che hanno come regola aurea quella della maggioranza: «ciò che la maggioranza prende per colore, è davvero un colore», ha di recente affermato lo stesso R. Dulbecco in un ’ intervista successiva alla sua audizione presso il Parlamento italiano, facendo eco, forse senza saperlo, all ’ assunto, noto in so ciologia come «teorema di Thomas», il quale asserisce che una cosa è vera se la gente la pensa così. Il sociologo ha però avuto l ’ avvertenza di aggiungere che «la cosa» è vera non in se stessa, ma «nelle sue conseguenze» (donde poi il teorema susseguente, formalizzato da R.K. Merton, per cui ciò che si crede costituisce una profezia auto-avverantesi). È curioso come i sociologi deb bano oggi incaricarsi di smentire gli «scienziati della natura» pro prio quando questi ultimi hanno adottato il loro stesso linguaggio (il cosiddetto codice simbolico della post-modernità). Se ciò accade, è perché la sociologia ha, fra le prime, compreso che l ’ uomo è in grado di raffigurarsi i contenuti dell ’ immagine del mondo prescindendo totalmente dalla sua reale esistenza o non esistenza, quindi dalla sua natura. Ma proprio la sociologia più recente, nel pieno della modernità, ha mostrato che la valutazione degli oggetti e dei fatti, in quanto azione umana, ossia come pro cedimento psico-culturale soggettivo e intersoggettivo, è una parte del mondo naturale. Le scienze biologiche, su questo terreno, rischiano un forte ritardo. La bioetica di matrice anglosassone è certamente una disciplina la cui importanza non deve essere sottovalutata. Da essa vi è molto da apprendere. Si tratta di un richiamo ad una riflessione e ad una pratica più attenta sui fenomeni della vita umana. Però, 69
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