Transizione 1989

1. Per il primo, la responsabilità dello scienziato è una respon sabilità che scaturisce dalla natura stessa dell ’ oggetto dell ’ indagine. Ricercatore e esito della ricerca sono qui posti all ’ apice di una storia in fila indiana dove il giudizio è tutt ’ uno con la progressione verso il basso, sempre più al dettaglio, del prodotto di quell ’ atti vità. In modo che tanto più si è distanti nella «fila» tanto maggiore è la responsabilità complessiva che si è portati ad attribuire a chi è davanti (con progressione: il politico, le istituzioni, la «morale», la scienza) e tanto più forte è la richiesta di porre altri (idea o sog getto) ancora più in testa a quella fila per modificare tutto il per corso verso il basso. Va da sé che questa immagine, qui esempli ficata, veicola l ’ illusione di una metaidea o di una metasoggetti- vità autofondate e autofondanti il mondo che, in quanto vere in sé sarebbero immuni da ogni rischio di errore. Ma essa veicola anche il pericolo di coltivare orizzonti ben più preoccupanti sul versante del potere sociale e politico, se non altro per averne già sperimentato storicamente qualche triste esempio. 2. Per il secondo possibile orizzonte ricercatore e ricerca an drebbero ricondotti al luogo più proprio, che non è né quello di un sistema universale e uniforme di conoscenza né quello di uno sviluppo lineare e progressivo, bensì quello di una coevolu zione complessa che comprenda tutti gli attori e in cui gli «esiti» di volta in volta definibili non siano la somma di diverse parzialità ma l ’ effetto della loro reciproca interazione fatta di azioni e retroa zioni (cfr. Gallino 1986 e 1987, Manghi, 1987). Riferiti in particolare alle tecnologie riproduttive, questi due approcci conoscitivi possono tradursi, il primo, con una reifica zione delle stesse, da idolatrare o esorcizzare a seconda delle circo stanze e, il secondo, con la loro assunzione in una più vasta co stellazione di relazioni. Relazioni in cui il rapporto tra «parti» e «tutto» è di complementarietà e di conflittualità a un tempo, dove lo stesso accopimento o lo stesso rifiuto, nella loro complessa am bivalenza, non designano una lineare e compatta ad-esione o ne gazione ma l ’ esito di un processo in cui storicamente la relazione complementarietà-conflittualità ha assunto quella data forma so ciale. Questo non vuol dire leggere con indifferenza il loro «impatto» sociale o assumerne indifferentemente qualunque forma data. Vuol dire segnalare l ’ esigenza di un diverso modus, abito mentale, di porsi rispetto ad esse e al ricercatore, evitando contemporanea 85

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