Transizione 1989
mente sia la totale autoreferenza dello scienziato sia la pretesa di ridurre, unificandoli, i «fatti» ai «valori». Nessuna modulistica etico-politica, «oggettivamente codificata», può garantire di per sé il senso e l ’ orientamento delle azioni e della ricerca scientifica al di là delle soggettività dei vari attori, delle loro concezioni del mondo, delle rappresentazioni che se ne danno e del «gioco» delle interazioni sociali che ne caratterizzano l ’ evolversi. La cer tezza non è il contrario deH7wer/ezz« ma solo l ’ apparire contin gente di un invisibile; apparire, perciò, che non va ipostatizzato ma nel quale il suo stesso contrario va recuperato alla visibilità. E questo riguarda con forza sia i ricercatori che gli «osservatori», per i quali si auspica una strada e una riflessione «proprie», che consentano cioè di conoscere la propria conoscenza senza deleghe, né alla filosofia né all ’ etica i primi, né alla speculazione «pura» i secondi. Alle origini, del resto, le cose forse non dovettero andare molto diversamente, specie se esaminiamo il mondo greco, dove, come è noto, le «verità» possibili erano tante, anche se poi la rappresen tazione storica è stata quella di un sopravvento di una sola di esse. 2. Rileggere Ippocrate? È noto che, nell ’ antichità greca, la condizione della coincidenza tra regole mediche e precettistica morale nasceva nello spessore e nel valore fondativo del concetto di regime, che comprendeva, infatti, e in modo non scotomizzato, sia il «regime» sessuale che quello alimentare, sia gli «stili di vita» e di comportamento che quelli di «teoresi». La condanna di ogni eccesso acquisiva così una valenza cono scitiva ed etica, teoretica e comportamentale, giustificando il ca rattere normativo della manualistica medica. Una delle riduzioni storiografiche operata di questo intreccio riguarda l ’ influenza unilaterale della filosofia rispetto alla medicina. Non senza fondamenti, ovviamente. Si pensi solo, ad esempio, al fatto che secondo Platone, il medico, pur essendo tra i demiourgos più importanti, tuttavia segnala una subalternità nella scala episte- mico-filosofica a causa della molteplicità fenomenica della sua prassi. Tanto è vero che quella coincidenza soggetto-oggetto che si determina rispetto all ’ anima diventa scissione rispetto al corpo, 86
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