Transizione 1989

pone, nel suo ambivalente ma fecondo costruirsi, quasi come prodromo di riflessioni dei giorni nostri, e riguarda quelle diverse verità, complementari e concorrenti, che determinano non solo l ’ agire ma la riflessione su di esso o la sua razionalizzazione ex post. Riguardano cioè sia la costruzione del metodo che la relazione tra medico, malattia, malato 1 e struttura sociale. Mario Vegetti (Ih., 15-16) suggerisce giustamente di indagare, ad esempio, da una parte, sull ’ incidenza esercitata rispetto all ’ en fasi ippocratica posta sulla prognosi, in polemica con l ’ eredità dei medici itineranti, dal diffuso esercizio sociale degli indovini e dei guaritori e, dall ’ altra, su quella esercitata, rispetto alla categoria del regime, dai «numerosi tentativi, politici e urbanistici, di ri progettare la città, sorti nei circoli intellettuali legati alla demo crazia verso la fine del V secolo» (Ibid.). E ancora, la preoccupa zione ippocratica sul metodo non può essere letta anche come esi to dello scacco da cui quella scienza dovette difendersi a causa dell ’ /rfeoZogz# della paura e della delegittimazione della techne me dica conseguente alle peste di Atene? È troppo arbitrario suggerire nella medesima direzione di com plessità «eco-sistemica» l ’ esplorazione contemporanea sugli stessi indicatori della relazione, tanto più che mai come oggi la presenza di «indovini» e «guaritori» si è socialmente professionalizzata, mai come oggi la medicina è coinvolta nei diversi ambiti, a volte con «idolatria» altre con «anatemi», dalle «paure» delle costruzioni sociali rispetto alla morte, mai come oggi il credito scientifico sem bra costruirsi sulla sottolineatura del metodo diagnostico e tera peutico, mai come oggi, infine, una delle preoccupazioni sociali con cui la ricerca bio-medica interagisce riguarda proprio gli stili di vita, i regimi alimentari ed «ecologici», l ’ ambiente e i suoi spazi vitali? Già con Ippocrate, cioè con la scienza medica a quel tempo più sistematizzata, il problema principale non era sapere che cosa fosse l'uomo ma coglierne la dimensione di pròs, vale a dire che cosa fosse l ’ uomo in relazione a {Antica Medicina , I, 8, 20-21). Infatti, per Ippocrate era importante coniugare strettamente il regime con la specificità del soggetto a cui si riferisce 2 e cogliere l ’ interazione dell ’ ambiente rispetto all ’ uomo 3 . Lo stesso Plutarco (Jd)e tuenda sanitate praeceptd) in seguito esorterà, da una parte, il medico a conoscere la propria conoscenza, facendo così in qualche modo «filosofia» e, dall ’ altra, la «filosofia» 89

Made with FlippingBook Online newsletter creator