Transizione 1989
(atmanah} indipendente dal suo corpo visibile (drsya-gunesu), ignora il fondamento stesso dell ’ esistenza ed è quindi soltanto uno sciocco (abudhah} [Canto 10, III, 18]. Tralasciando il recente recupero occidentale di una diversa con cezione del corpo anche nelle pratiche terapeutiche, come ad esem pio nell ’ analisi e nella terapia bioenergetiche secondo cui il corpo smentisce , nel senso che non mente, poiché «l ’ organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l ’ espressione verbale» (Lowen, 1978, 3), occorre dire che l ’ antropologia metafisica dal mondo gre co a Hegel ha rappresentato principalmente l ’ uomo come deposi tario del logos, in un registro che assume e fonda lo spirito come principio normativo. E questo nonostante i possibili diversi esiti che alcune intuizioni ippocratiche avrebbero potuto avere, specie là dove identificavano nAVaisthesis (sensazione che radicandosi nella dimensione oggettiva del corpo consentiva la relazionabilità uomo-metodi razionali, garantendo così la comprensione [Vegetti, 1976, 155]) il criterio per riferire la complessità oggettiva al pen siero, unico criterio grazie al quale il reale diventa esperienza, «omogenea al soggetto che di quell ’ esperire elabora le forme e le strutture di comprensione» (Vegetti, ib., 156). «Non trovai misura alcuna — scrive, infatti, Ippocrate (L ’ An tica Medicina, 1,9) — né numero né peso, la quale valga come punto di riferimento per un ’ esatta conoscenza, se non la sen sazione del corpo 5 . Il rovesciamento post-hegeliano di quella antropologia dualistica (si pensi solo a Feuerbach e alla sua «verità della sensazione» in Principi della filosofia dell ’ avvenire, § 34; oppure al rovesciamen to che Schopenhauer opera dell ’ impianto cartesiano assumendo il corpo come condizione oggettiva dell ’ intelletto; oppure ancora al concetto heideggeriano di angoscia in cui l ’ uomo è ad un tempo sintesi di anima e corpo ma anche di temporalità ed eternità) non produsse tuttavia radicali modificazioni nell ’ epistemologia medica. Questa, infatti, ha continuato ad oscillare in quel doppio legame prodotto dalla equivoca identificazione di individualità e soggetti vità e l ’ unica condizione di decifrabilità dell ’ individualità è rimasta la sua assunzione nell ’ universalità del linguaggio scientifico. Di conseguenza, nel rapporto tra corpo e tecnoscienza il riconosci mento della inimitabilità di ciascun corpo non lo difende dalla riduzione ad unum che opera il linguaggio scientifico. 92
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