Impegno presente 2-1960

nostro autore, perché in lui v ’ è una chiarezza razionale ed una desensua- lizzazione completa, ma voglio dire che quelle figure emergono da un passato comune a tutti dove si è formata la saggezza dell ’ umanità, proprio come nelle favole, le quali nella loro utilitaristica ed inevitabile morale sono l ’ espressione più esemplare di questa saggezza semplice ed antica quanto l ’ uomo. Così, dopo un lavoro ventennale, il pittore è stato spinto a disinte ressarsi di ogni formalismo o modernismo caduco per « iniziare un com plesso movimento evolutivo della sua arte attualmente orientata a mettere in atto un audace — ed al momento non sapremmo quanto possibile — tentativo di conciliare l ’ oggettività dell ’ oggetto in sé e la soggettività interpretativa dell ’ artista ». 7 Ma ciò non è né una scoperta di B. né una novità o una via di mezzo tra astratto e figurativo, perché è stata la carat teristica di tante fioriture non di crisi in ogni periodo storico, ed anche la caratteristica di ogni prodotto di una cultura popolare: l ’ artista che si avvicina al mondo e mantiene in tutto la sua personalità, ma trae dalle storie della gente, dai fatti che vede, dal sapore della realtà il modello della sua opera, e non è riproduzione mimetica la sua e nemmeno visione defor mata dalla lente del soggettivismo, ambedue portati d ’ una cultura aristo cratica, ma è l ’ incontro tra l ’ uomo e gli altri uomini, è conoscenza del l ’ uomo, della vita, dei suoi casi belli e brutti, è ricambio del soggetto col mondo esterno. Quindi cade ogni riserva di Bandera (« ed al momento attuale non sapremmo quanto possibile ») perché B. è avviato a compiere quello che tanti altri hanno fatto prima di lui, a ritrovare col colore ed il pennello la saggezza degli uomini. E per questo quelle atmosfere strane, quasi incantate, con tutti quegli sgorbi astrusi, incomprensibili movimentano lo spazio, creano un clima di incertezza intorno alle figure, appena abbozzate anch ’ esse, instabili quasi fossero di passaggio In tutti i quadri, quei bambini, dalla Aforte del cane (1958) ai Bimbi nel bosco (1958) al Ritratto di Speranza (1959), sono tratteggiati con mano sicura senza sbavature mentre le sbavature, le insistenze, le erosioni ed il movimento dello spazio, sono fuori di loro. pj esse sono Pespressione d ’ una consapevolezza, d ’ una presa di posizione serena nei rapporti tra l ’ uomo ed il mondo esterno. L ’ uso del colore moderato, mai opaco né lugubre come nemmeno squillante e troppo vivace, riaffermano questa serenità con cui l ’ autore affronta il proprio lavoro e la vita così contraddittoria e strana. Per tutto ciò sono quadri favolistici, perché hanno in sé una morale e sono costruiti senza richiami psicologici particolari, con quei bambini che sono figure astratte messe lì quasi a dimostrare una morale, proprio come nelle favole.

necessità storiche attuali, che sono d ’ incontro, di fine d ’ ogni individua lismo e d ’ ogni altra causa di discriminazione in seno alla società. Ora va detto che da questa crisi B. si è saputo risollevare benissimo, vedere i propri errori, reagire con la solita foga, continuare ad esporre e a partecipare alla vita culturale del paese senza cedere ad una realtà che sotto molti aspetti era avvilente. Lo vediamo lavorare con serietà e fede nella serie d ’ interni del ’ 57, nelle affollate rappresentazioni dei Metro di Parigi, nei primi quadri di bambini, lo vediamo ritrovare le proprie radici più vere, e ricominciare tutto da capo. È una prova d ’ umiltà e di coscienza notevole per un artista che ha superato la quarantina e che opera in un campo dove tanti parvenus hanno la vita così facile e sono consacrati ben presto da una critica inconsistente. Per questo, per essere uscito dall ’ isolamento, dall ’ aridità polemica ed aver concretato un avvicinamento, aver composto in parte quella lacera zione anche se gli astrattisti continuano a fargli orecchio di mercante, B. ci interessa tanto come esempio. Nelle ultime due stagioni infatti l ’ abbiamo visto venir fuori così pulitamente da ogni posizione etichettata, da ogni impegno programma tico, ma senza strascichi e posizioni alienate (frequenti in molti post rea listi) che i risultati conseguiti ce lo fanno collocare^tra i pittori con più possibilità innovatrici nel campo delle arti figurative. Le opere a cui penso sono in genere ritratti di bambini, nature morte, vedute di città. Esse hanno perso la magniloquenza e la declamazione popo laresca del B. giovanile, ma hanno assunto, filtrato attraverso la memoria, un senso ben più popolare. Infatti sono tutti quadri d ’ intonazione favo listica. Andando a guardare quelle figurette appena abbozzate, poste su uno sfondo pieno di suggestioni e di scarabocchi si vede un B. nuovo, calmo, placato, ma consapevole. L ’ atmosfera un po ’ staccata, irreale e fa migliare allo stesso tempo, e l ’ assunzione di certe conquiste formali astrat- tiste aiutano il pittore ad instaurare un linguaggio più discorsivo e spon taneo. Così quelle figure non hanno più lo stampo della rappresentazione oggettiva ed impersonale che vi era nella produzione neorealista, ma paiono emergere come tipizzazioni astratte, non questo o quel personaggio con una psicologia ben definita, ma una figura slegata da ogni schema di riproduzione della realtà. Come appunto nelle favole i protagonisti sono sempre slegati da uno schema psicologico minimamente approfondito e sono tipi astratti messi lì per compiere determinate imprese, così le figure dell ’ ultimo B. non direi che ispirino tristezza né serenità nc altro, proprio perché non sono dei personaggi. Ma v ’ è qualcosa di più autentico, cd c una dimensione particolare della memoria che le fa uscire da un passato comune a tutti, remotissimo eppure sempre presente, le fa uscire come dalle nebbie d ’ un sogno. Non è questo un giudizio d ’ irrazionalismo del

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7 A. B andera , Presentazione alla mostra di Pesaro , 1959.

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