Impegno presente 2-1960
la sua carica ideale, testimonianza di un rapporto vissuto e sofferto tra l ’ artista ed il mondo oggettivo, tra natura e società ». 8 Se un giorno la nostra cultura riuscirà a liberarsi dalla stretta aristo cratica che ancora le impedisce di evolversi, e dall ’ invasione di piccoli im becilli smaniosi di fondare nuove correnti e di tramandare il proprio nome ai posteri, ed il lavoro dell ’ artista ritroverà le caratteristiche artigianali che gli conferiscano serietà e gli tolgano ogni malizia ed eccentricità inutili, sono sicuro che si riconoscerà in quei ritratti di bambini, in quelle vedute di città arroccate, in quelle nature morte dell ’ ultimo B., una delle poche produzioni veramente popolari del nostro tempo. Ed allora si guarderà a lui come ad un maestro. G ianni C elati
Ma questo non solo nei quadri di bambini, anche in quelle vedute di città che sorgono di lontano magicamente come colorite e piene di torri, e nelle nature morte, dove, se non riappaiono le stesse costanti, si vede egualmente calma serietà verso il proprio lavoro e desiderio di chiarezza. Così dal momento che il discorso dell ’ ultimo B. è su un piano di razionalità e non volto a catturare lo spettatore sentimentalmente, ritengo i giudizi di alcuni che l ’ hanno interpretata in questo senso, cioè come riproduzione mimetica di una realtà lacrimosa, da denunciare, fondamen talmente sbagliati. Il principale è De Grada il quale a proposito di questi bambini ricorda i versi di Brecht:
« Sopra la terra piena di vento bambini ignudi voi arrivaste ».
(Da una trasmissione radiofonica 1959)
Il rilievo è psicologico oltre che letterario ed in ciò non tiene conto del piano meno polemico e più favolistico su cui B. si muove, in cui ogni denuncia programmatica è scartata, ma il richiamo è a una maggior com pletezza umana. Lo stesso va detto per molti altri che hanno visto nell ’ ultimo B. un passaggio dal neorealismo al realismo, in cui la « denuncia » sussisterebbe e quelle « figure senza gioia », quei « bambini dagli occhi immensi, dalle gambette rinsecchite » ne sarebbero l ’ espressione. Penso che siano sempre interpretazioni poco meditate e fondate su delle formule che non risolvono la questione (denuncia, realismo etc.) oltre a risentire una certa nostalgia per la propaganda del neorealismo. Se qualcuno si illude ancora che la poetica dei famosi panni sporchi, cioè descrivere per denunciare, denunciare per innovare, possa corrispon dere o sia mai corrisposta ad una produzione rivoluzionaria, sovvertitrice dei valori storici, gli ricorderò che le vere opere innovatrici ed autenti camente rivoluzionarie hanno sempre avuto un tono del tutto diverso: giocoso, satirico, irreale, grottesco, svagato. I Caprichos di Goya, i Don Chisciotte di Daumier, gli irrealmente olimpici nudi di Coubert, i disegni di Grosz, il dramma di Guernica, possono essere una dimostrazione. B. ha capito tutto questo e la sua pittura attuale è veramente innova trice, al di là d ’ ogni protesta fuori luogo, perché riesce a rispecchiare un rapporto dialettico tra l ’ uomo e gli altri, tra l ’ uomo e il suo passato, tra l ’ artista ed il proprio lavoro. In ciò ha visto chiaro Renata Usiglio quando in un recente articolo sul nostro pittore dice: « Penso che la pittura di B. sia giunta ad una felice stagione; ma che quello che potrà raccoman darla, tra, diciamo, cinquant ’ anni, più che la preziosità della materia sarà
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0 In Penarete, n. 1, 1960.
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