Problemi della transizione 1979

Politico e sociale in Italia

liana garantisce ai singoli e alle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità i diritti di libertà e richiede l ’ adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale». L ’ influenza dei non cattolici — in questa fase ignota — de ve essere stata notevole: la «libertà» voluta da Marchesi è di ventata addirittura l ’ elemento caratterizzante della norma e ciò che questa garantisce non sono più i «diritti inalienabili e sacri», ma «i diritti di libertà». Ne è ben consapevole Dossetti, il quale, pensando soprattutto alle comunità intermedie, ritiene che la modifica sia più di sostanza che di forma. Le garanzie previste dal testo della Commissione — dice — investivano tut ti i diritti e non solo quelli chiamati «di libertà». Fa pertanto un ’ espressa riserva, ma accetta che il Presidente dichiari appro vato il testo, salvo a procedere ad una successiva «revisione formale», che tenga conto delle sue osservazioni. La revisione ha luogo e il testo che viene presentato alla Assemblea segna un punto a favore dei cattolici: i diritti che la Repubblica garantisce sono infatti divenuti quelli «essenziali». La questione, tuttavia, è ancora aperta e tra la fine dei lavori di Commissione e l ’ inizio della discussione in Aula nuove intese, di cui ancora ci manca ogni documentazione ufficiale, debbono essere intervenute, presumibilmente fra democristiani e comu nisti. Quando l ’ articolo viene posto in discussione i socialisti Basso, Targetti e Malagugini, allo scopo di sfrondarlo da un linguaggio che pare loro troppo unilateralmente ideologico, presentano un loro emendamento sostitutivo, nel quale scom pare la parte teleologica iniziale e le formazioni sociali diventa no, più laicamente, associazioni: «La Repubblica garantisce i diritti essenziali dell ’ uomo nella sua vita individuale ed associa ta e richiede l ’ adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale». Ma c ’ è un altro emendamento, presenta to in due testi distinti, da Fanfani, Moro, Tosato e da Amendo la, Laconi, lotti. Esso dice: «La Repubblica riconosce e garan tisce i diritti inviolabili dell ’ uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l ’ adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Lo illustra per tutti Aldo Moro, spiegan do che si è voluto chiarire meglio quali siano le formazioni so ciali («quelle — dice — nelle quali si esprime e si svolge la di gnità e la libertà dell ’ uomo») e precisando che la tutela ad esse accordata «è nient ’ altro che uno svolgimento dei diritti dell ’ uo mo». Nel corso della successiva discussione, Fon. Caldera pro pone di sostituire «formazioni» con «associazioni», perché «la parola formazioni non risponde ad esigenze concettuali della vita sociale e nel linguaggio moderno ha un significato anche militare». Moro però respinge la proposta, perché non è con vinto — dice — che essa incida soltanto sulla forma. Ne reste rebbe compromessa «qualche sfumatura che noi proponenti abbiamo attentamente valutato». L ’ emendamento congiunto viene così approvato. A quale valutazione si presta il dibattito appena riassunto? Alcune caratteristiche di esso sono, a dir poco, sorprendenti. Le armi di cui ci si avvalse per correggere e rendere più condivi sa l ’ originaria impostazione dei cattolici furono, in buona so stanza, i valori desunti dalla tradizionale cultura liberale. Ciò si inquadra bene in una interpretazione generale che è possibile dare sulle matrici di fondo che effettivamente operarono alla

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