Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mente maschili; b) gli iscritti nelle facoltà con percentuale mag giore di figli di operai sono invece molto diminuiti (dal 60,8% al 39,1%) per cui in relazione a queste facoltà maggiormente di massa c ’ è stata sicuramente una caduta di prestigio anche a pa rità di possibilità occupazionali (l ’ aumento di lettere e la dimi nuzione di magistero sembrerebbero un esempio calzante a questo proposito anche se bisogna ricordare che all ’ interno di lettere ha avuto un incremento di iscrizioni il Dams, il corso di laurea in arti e spettacolo, ed all ’ interno di Magistero è in au mento il corso di pedagogia con però caduta radicale degli iscritti nel corso in materie letterarie e lingue); c) le facoltà a maggiore attrazione nazionale (chimica, ingegneria, medicina e recentemente anche scienze) sono invece diminuite solo relati vamente e questo soprattutto per la diminuzione degli iscritti a ingegneria. Come ultimo punto consideriamo il lavoro degli studenti durante e dopo gli studi. Sul lavoro degli studenti universitari di Bologna i dati di sponibili sono di due tipi: quelli della indagine fatta su tutti gli studenti universitari e quelli più articolati, disponibili per due facoltà: Magistero ed Economia. Dalla indagine su tutta la po polazione studentesca universitaria è possibile conoscere la per centuale di lavoratori stabili che studiano: nel 1971-72 sono il 7,6% e nel 1976-77 il 10,6% con però all ’ interno delle percen tuali molto differenti per facoltà. Considerando infatti il 1976- 77 si può vedere come la maggiore presenza di occupati stabili sia nella facoltà di Scienze politiche (il 33,3%) che ha anche i più elevati tassi di abbandono seguita da Magistero (il 24,5%) ed Economia e commercio (il 20,2%) mentre in facoltà come Medicina e Ingegneria la percentuale è molto minore (tra il 4% e il 7%). La facoltà di Scienze politiche di Bologna, pur essendo lontana dalle percentuali di lavoratori-studenti della corrispon dente facoltà di Torino (dove i lavoratori-studenti sono il 74% di tutti gli studenti) si riconferma come la facoltà che ha mag giore presenza di lavoratori-impiegati che cercano nell ’ universi tà nuove possibilità di sbocco oppure semplicemente la canaliz zazione di nuovi interessi. Dopo Scienze politiche le due facoltà che hanno più lavo ratori-studenti sono Magistero ed Economia e su queste facoltà abbiamo dei dati più precisi ricordando che questi dati non possono comunque essere generalizzati in quanto queste due facoltà rientrano in un tipo molto particolare e cioè facoltà ad attrazione locale e maggiormente di «massa». Iniziando da Magistero nella Tav. 29 il lavoro degli stu denti (relativo a due indagini, una coordinata da Mario Gattul- lo e l ’ altra da Lucia Giovannini) è considerato in due periodi di versi e da questi dati risulta che in entrambi i periodi circa un quarto degli studenti ha un lavoro stabile (i lavoratori-studen ti), la metà ha un lavoro precario (gli studenti-lavoratori) e solo un quarto degli studenti si può considerare studente-studente tenendo però presente che, data la notevole presenza di donne in questa facoltà, è possibile che una parte di queste studentesse svolga una consistente entità di lavoro domestico. Per una fa coltà come questa di Magistero la percentuale di studenti che ha solo una attività di studio è perciò molto limitata e questo comporta tutta una serie di problemi che vanno dalla organiz zazione della didattica alle scelte complessive come sbocchi la
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