Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
e tormenti dell ’ urbanistica
Strumenti italiana
di Pier Luigi Cervellati
Continua il «tormento» dell ’ urbanistica italiana. Il malessere subentrato dopo l ’ illusione dell ’ immediato do poguerra, quando si pensava a un ’ architettura e a un ’ urbanisti ca quali strumenti risolutori per la ricostruzione e per lo svilup po del paese, si è trasformato in un costante lamento/denuncia dei fatti e dei misfatti urbani. Il dolore si è accentuato poi con la constatazione della perdita del significato stesso di città: di strutta quella storica, non si era realizzata neppure la «città» moderna. La città quale luogo, dalla forma definita, di convi venza civile non esisteva più, addirittura finita e trasformata in ammasso edilizio del tutto informe. L ’ urbanistica della rico struzione dalle macerie è diventata così il registro dei nuovi e più devastanti disastri del territorio. Al termine metropoli si è sostituito quello di necropoli. Nonostante questo diffuso tormento, ciascuno elabora la propria ricetta, più o meno conforme alla verità, e tante «peri zie», l ’ una difforme dalle altre, invece di contribuire all ’ appro fondimento della conoscenza, fanno aumentare la confusione e il disinteresse. Chi avrà ragione? Quale sarà l ’ «assetto» vera mente corrispondente alle nostre esigenze? E poi, quali esi genze? Tanta confusione (e presunzione) non deriverà forse da una «metafisica» immagine di città ideale? Sì, perché è tutto ve ro quello che si dice e si scrive, ma è altrettanto vero che si con tinua a progettare e a programmare e a realizzare città, o me glio, aggregati urbani, espansioni edilizie, nuovo e ulteriore «sviluppo». Si continua, nonostante il lamento e il tormento, a trasformare il territorio. Si critica e si impreca, tuttavia, come dire? si lavora, si «contribuisce», e non poco, a produrre quell ’ «ambiente» tutt ’ altro che perfetto, tutt ’ altro che ideale. Con il crescere quantitativo dell ’ urbanizzato aumenta il disagio e aumenta altresì la vocazione a realizzare la città perfetta. Un tempo la città reale rifletteva la città ideale, in quanto era rap presentativa di concetti e di valori — di «qualità» — che l ’ ordi ne urbanistico derivava dall ’ ordine sociale. Ora la qualità è sta ta sostituita dalla quantità — dalla continua produzione e al largamento edilizio e industriale — ma non per questo si rinun cia a una presunta idealistica perfezione nel «sistemare» il terri torio. La moderna urbanistica in questo senso è considerata il proseguimento di quei principi carismatici di solito attribuiti all ’ urbanistica del passato, pur sapendo e conoscendo la frattu ra insanabile che si è prodotta fra la città storica e quella con temporanea. Ed ecco allora il verbo, il dixit, le proposte e le controproposte per ottenere una diversa — NUOVA — con formazione spaziale, per non rinunciare a un «migliore», ideale
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