Problemi della transizione 1979
L ’ urbanistica italiana
facevano individualmente. Fateci caso (sempre che vi interes siate ...): non c ’ è piano regolatore, comprensoriale, regionale, ecc. ecc., la cui elaborazione non sia affidata a una «équipe» di esperti nominati singolarmente dalle diverse forze politiche che «concorrono» a definire una determinata realtà ... «sociale, politica e culturale». Si possono comprendere le ragioni amministrative, il voler evitare stupide polemiche «di parte» sollevate ogni volta che si sceglie un «tecnico» non appartenente alla propria parte; si può anche spiegare l ’ aspirazione ad avere un prodotto/risulta to che, essendo elaborato da «tendenze» diverse, dovrebbe cor rispondere a un insieme più ampio di esigenze. Sono comunque proprio questi i motivi reali a «imporre» la lottizzazione? O non c ’ è forse la vecchia aspirazione del «potere» di voler subor dinare alle proprie volontà i contenuti progettuali? Non è, in altri termini, la lottizzazione un pretesto politico-amministrati vo per non affrontare i problemi? Sì, perché delle due l ’ una: o la situazione italiana è perfetta (ma allora non si spiegherebbe ro il lamento e il tormento), o la situazione è perfettibile (ma così non si riesce a spiegare la strategia scelta per renderla per fetta in quanto si fa ricorso a professionisti che, appartenendo a differenti ideologie, dovrebbero indicare soluzioni ovviamen te diverse). Tanto meno, a questo proposito, si faccia riferi mento all ’ emergenza, si ricorra e si accusi il «compromesso sto rico»: con le lottizzazioni non c ’ entra niente, così come non si ottiene nessuna «dialettica» soluzione in quanto i risultati sono sempre unitari. Se c ’ è tanta unitarietà d ’ intenti, come mai ci sono tante opinioni divergenti? Forse perché le «équipes» associano perso ne «culturalmente» affini? Non sempre; a volte si formano gruppi per elaborare — ad esempio — il piano regolatore di un centro storico, in cui chi si dichiara marxista ritiene giuste le teorie del mussoliniano piccone risanatore e chi vota democra zia cristiana la pensa invece come John Ruskin: «neppure la pa tina deve essere tolta dai monumenti», «i restauri sono solo una Menzogna». O viceversa. Potrei fare i nomi e dire i luoghi ... (non lo faccio perché li sapete già). I risultati purtroppo non sono ... risultati. Nel senso che i personali convincimenti, i propri approfondimenti culturali non hanno rilevanza alcuna: ciò che conta sono gli orientamenti politici generali che hanno consentito di ottenere quell ’ incarico. Ciò che conta è stabilire una mediazione fra la propria opinione ideale/culturale e le contingenze reali, per cui i «condizionamenti» diventano il supporto operativo. Il risultato, spesso se non sempre, è un non risultato, appunto, poiché la mediazione della mediazione, per accontentare tutti, porta a un prodotto non incisivo e neppure «razionalizzante»; riproduce la situazione preesistente. La scel ta professionale si traduce in una non scelta operativa: non im porta, rimane la libertà di continuare a esprimere il lamento/ tormento e nello stesso tempo di accettare nuovi incarichi, ugualmente lottizzati, avendo, però, dato prova di «spirito» unitario. Rimane anche la crisi urbana. Il disorientamento aumenta. Ma come? Ci sono nuove leg gi e si formano gruppi di esperti nominati dalle varie forze poli tiche e le questioni non si risolvono. E difficile comprendere, anche per gli «addetti ai lavori», questo lungo e inconcludente dibattito, questa ellittica spirale di analisi-denuncie-progetti e
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