Problemi della transizione 1979

Programmazione

di scienze sociali — a cominciare dagli economisti — compren dano nelle loro riflessioni, considerandole un dato «interno» alla problematica dell ’ economia, il ruolo diretto e indiretto del diritto e della «forma-stato» da questo assunta con articolazio ni sempre più dilatate quanto più politica ed economia si coniu gano tra loro. Una prima — ma non autonoma — questione, è evidente mente quella del significato che la programmazione assume a partire dall ’ elaborazione del testo costituzionale, e quindi con siderando la «forma» dell ’ accordo politico tra i partiti impe gnati nell ’ assemblea costituente a trasfondere nei singoli princi pi della nuova «carta» i rispettivi orientamenti ideali e politici, non solo in termini di esegesi (sia pure sistematica) di un appa rato normativo, ma anche e soprattutto in termini di analisi cri tica del raccordo tra tale normazione e il contenuto della relazio ne politica-economia e società-stato quali si presentavano all ’ ap puntamento delle forze democratiche e antifasciste con la re sponsabilità di una svolta generale nella direzione della vita na zionale. Ciò sinteticamente significa che anche gli studiosi, al pari delle forze politiche del tempo, devono commisurare i principi costituzionali alla situazione con cui esse dovevano fa re i conti, avendo consapevolezza che ragionare della Costitu zione repubblicana secondo schemi datati come quelli suggeriti ai giuristi dalla costituzione weimariana, quando parlano di «costituzione economica», non agevola la reale conprensione dei termini in cui si presenta ancora oggi assai problematica mente lo sviluppo dei rapporti politici e sociali tra forze che proprio sul terreno del governo del meccanismo di sviluppo trovano motivi insuperati di incompatibilità circa la cosiddetta «governabilità» del sistema politico. Non ci sarebbe nulla di male, di fronte alla crescente ten denza a trasporre in modo allusivo il linguaggio «corrente» nel la pubblicistica accademica, se si continuasse a parlare di costi tuzione economica «tra virgolette», con la prudenza di evitare una scissione tra politica ed economia che, valida in qualche modo a spiegare la crisi della repubblica di Weimar, non risulta idonea a dar conto dei caratteri del patto stipulato dai partiti antifascisti italiani negli anni 1943-48 e della natura della de mocrazia e dello stato sorti da quella complessa fase costituen te. Viceversa, ancora oggi anche gli studiosi più disponibili ad un uso rinnovato della categorie giuridiche, indulgono ad un ’ analisi dei problemi della programmazione e della regola zione in genere dell ’ attività economica in un ’ ottica inevitabil mente riduttiva come quella che concentra la riflessione sulla parte della Costituzione relativa ai rapporti economici (e spe cialmente sull ’ art. 41): la cui portata specifica non può compiu tamente cogliersi, se non si esplicita la natura del raccordo isti tuito dalle forze politiche tra i principi di democrazia politica, economica e sociale che danno alla nostra democrazia un carat tere di originalità, come attestano i processi sociali e politici che illustrano «il caso italiano». Deriva da tale visione dei rap porti politici, economici e sociali costituzionalmente disciplina ti, che non è più possibile — a partire dalla posizione del nuovo ordinamento democratico — concepire teoricamente stato ed economia come centri di riferimento di poteri separati, con la decisiva implicazione che il governo «pubblico» dell ’ economia perde i connotati che gli aveva assegnati il regime precedente, a tutela cioè del primato dell ’ economia realizzato in nome della

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