Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
contesto, la tematica della programmazione — profilatasi in mezzo a gravi limiti ed incertezze a partire dall ’ epoca del «cen trismo», per le sollecitazioni di una questione ineludibile come quella del Mezzogiorno e dello storico dualismo nord-sud — pone in evidenza la contraddizione più acuta che ha alimentato le lotte sociali e politiche degli anni cinquanta e sessanta; quella tra consapevolezza dei nuovi compiti spettanti alle forze più avanzate del paese e allo stato sorto sulla loro spinta per svilup pare una democrazia «organizzata»; e volontà dei gruppi ri stretti di potere, concentratisi nella guida della democrazia cri stiana, di favorire uno sviluppo tumultuoso e incontrollato del capitalismo sia pubblico che privato, facendo dell ’ interclassi smo il perno di una politica che collegava l ’ arroganza del pote re degli apparati «amministrativi» ed «economici» con l ’ assi stenzialismo corporativo, necessario e sufficiente a mantenere un grado di consenso compatibile con la durezza dello scontro con il movimento operaio e le sue organizzazioni politiche e so ciali. 11 passaggio dalla fase del «centrismo» a quella del «cen tro-sinistra» costituisce il veicolo più significativo di un disegno mirante a mantenere sostanzialmente inalterati i termini di tale contraddizione, ma percorrendo una strada nuova nel contesto di una situazione generale — internazionale ed interna — che consentiva alle forze politiche e a quelle sociali di esplicare più compiutamente il loro rispettivo ruolo, alla luce degli orienta menti ideali che costituivano un patrimonio da impegnare in modo più adeguato: e la questione della programmazione eco nomica venne poco per volta ad investire la «formula» di go verno, finendo per identificarvisi così strettamente, da far coin cidere la fase del centro-sinistra con quella che, sotto le mentite spoglie della programmazione, si è configurata come una linea di «politica istituzionale» (poi battezzata come «politica del di ritto» volta a rafforzare l ’ esecutivo). Anche qui la spiegazione del processo è da vedere in relazione al tipo di alleanza e di con trapposizione politica che lo accompagnò per lungo tratto, es sendo parso a certe forze della sinistra maturate le condizioni per isolare la classe operaia proprio sul terreno di un impegno esplicitamente rivolto ad affrontare i nodi del meccanismo di sviluppo, e sia pure in termini elusivi nella sostanza dei conte nuti di una politica di programmazione, donde i giudizi a po steriori circa la natura di «libro dei sogni» del programma eco nomico nazionale del 1966-70, per il quale tanto ampio fu il coinvolgimento contraddittorio delle forze politiche e sociali, e della cultura. Come procedette il disegno che tante tracce ha la sciato sul funzionamento del meccanismo di potere, senza però che si possa parlare di un regime di programmazione in atto? Com ’ è, in altri termini, che si è venuto sviluppando secondo determinate caratteristiche la forma di governo parlamentare prevista dalla nostra Costituzione, ma non si è dato vita ad un sistema complessivo di programmazione democratica? E quali sono gli indici rivelatori — oggi — cjella possibilità di sviluppa re un ’ iniziativa coerente in una direzione di programmazione democratica, tanto invocata quanto dilazionata da forze che sarebbero in grado di sciogliere i nodi della crisi storica del ca pitalismo introducendo elementi di socialismo nella crisi di transizione affrontata dalle nostre istituzioni sociali e politiche? Anche qui, rapidamente, va messo in evidenza che a livello di soluzione «tecnica» i problemi politici della programmazio
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