Problemi della transizione 1979
Programmazione
ne furono affrontati con la giusta convinzione che essi metteva no in causa i poteri delle classi e quindi la capacità dello stato democratico di forgiare strumenti democratici rivolti a vincola re gli agenti della produzione ad un disegno programmatorio degli investimenti deciso con il concorso in sede politica di tutte le forze rappresentative delle grandi masse di cittadini-lavora tori, e in sede sociale delle grandi organizzazioni di lavoratori: ma proprio perciò, a causa della volontà dei gruppi di potere economico e di quelli che se ne facevano mallevadori nella de mocrazia cristiana e nel governo (e nei centri organizzativi dell ’ economia pubblica), di scambiare l ’ autonomia imprendito riale come «controparte» non solo delle organizzazioni dei la voratori ma anche dell ’ organizzazione dello stato, si è optato per una programmazione «contrattata» che ha visto assorbire nella formula istituzionale del cosiddetto «gabinetto economi co» rappresentato dal Cipe la soluzione di un problema orga nizzativo dell ’ esecutivo e di potere politico-sociale, con l ’ esone ro delle imprese da un confronto responsabile con gli istituti democratici, da un lato individuabili nelle assemblee elettive e dall ’ altro lato coincidenti con le organizzazioni sindacali. Ne è venuto che tutte le elaborazioni culturali, sia giuridiche sia eco nomiche, sulla natura «precettiva» o «indicativa» della pro grammazione — che ripetevano, con riferimento ad uno stru mento diverso ma collegato ai principi costituzionali, la nota querelle sulla natura precettiva o programmatica delle norme costituzionali (tanto da sollevare addirittura una questione ter minologica circa l ’ uso appropriato della locuzione «program ma» rispetto alla locuzione «piano») — sono state dirottate su un terreno labile come quello offerto dal documento program matico poi approvato — come «allegato» — con legge del 1967 pur mancandone ogni presupposto, per meglio nasconde re che la strategia dei gruppi politici ed economici dominanti in quella fase si identificava nella procedura istituzionalizzata sempre nel 1967, ma con l ’ altra e ben più significativa legge re lativa al Ministero del bilancio e della programmazione, rivolta a fissare come permanente il principio contenuto nella parte «normativa» della legge di approvazione del programma eco nomico nazionale secondo cui è il «governo» il soggetto politi co titolare di attribuzioni in ordine alla politica economica, fi nanziaria e sociale, ed è sempre il governo che prende le inizia tive necessarie al conseguimento delle finalità del programma. Come confermano gli interventi esplicati anche nella fase attua le — in cui la normativa è venuta sviluppandosi, sia con l ’ istitu zione di altri comitati interministeriali sia con la creazione di commissioni parlamentari competenti in materia di program mazione e di partecipazioni statali — è nel Cipe che si incentra ovunque, e nelle modalità del suo intervento, il criterio dell ’ azione pubblica nel campo dell ’ economia: e ciò va annota to con una particolare attenzione, perché non solo non è dall ’ esistenza di tale organo o da altri consimili che è assicurata una programmazione democratica, ma soprattutto il problema essenziale che è al centro delle lotte sociali e politiche che han no superato la formula del centro-sinistra e che è stato affron tato mistificatoriamente negli anni sessanta — da cui dipende quindi la soluzione corretta dell ’ organizzazione di potere fun zionale al governo dell ’ economia — , è quello della congruità di una strumentazione del potere decisionale necessario perché la programmazione sia espressione democratica dell ’ esigenza di
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