Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
lisi spaziale deve proprio essere quello di riconoscere il dominio del suo operare 1 . Un ’ altra difficoltà della analisi spaziale deve essere tenuta presente: è difficile poter individuare una compiu ta e organica concettualizzazione socio-economica a livello spaziale. Infatti lo schema ispiratore comune a una buona parte di economisti regionali è stato il modello neoclassico. Il rischio è dunque evidente: avventurarsi in ricerche empiriche senza una adeguata riflessione sugli schemi teorici e sulle concettua lizzazioni che si assumono esplicitamente o implicitamente. Le generalizzazioni indebite, l ’ incapacità di utilizzare a pieno le evidenze raccolte sono il prezzo che si rischia di pagare. Evidenziare questi pericoli non deve significare tuttavia la paralisi di una riflessione estremamente fertile sulla pluralità e diversità delle conformazioni che assumono i sistemi economici nei diversi paesi e aree economiche. Del resto questo tipo di analisi ci è imposto, come si è detto, dal cronico accentuarsi de gli squilibri regionali fra aree «forti» e «deboli», dai segni evi denti di degrado in alcune aree «forti» che il rallentamento del lo sviluppo economico sta ulteriormente acuendo. Nel nostro paese in particolare ci pare largamente condivi sa l ’ idea che processi diversi, a volte divergenti, sono in atto e che la spiegazione di tali diversità sia da ricercarsi a partire dal lo specifico organizzarsi nelle diverse aree del paese dei fenome ni sociali ed economici nel processo storico. In tutto il paese sembra in atto una colossale sperimentazione in cui tradizionali «blocchi» sociali ed economici si erodono, forze vecchie e nuo ve si dislocano, cercano corporativamente strade e modelli di comportamento. La stessa stratificazione sociale e di classe as sume contorni sempre più sfumati e incerti. Da tutto ciò forse si giustifica il ricorrere, troppo generico, ad aggettivazioni come «periferico», «sommerso», «nascosto» che dovrebbero assur gere al ruolo di categorie interpretative e denotano invece un ri tardo e una approssimazione ad interpretare e generalizzare i processi economici e sociali. Dunque, la ricerca a livello territoriale ha una sua giustifi cazione nei fatti, non in quanto ricerca di aspetti localistici, bensì come ricerca del concreto collocarsi delle forze economi che e sociali rispetto ad eventi di portata generale: la crisi eco nomica, l ’ alta competitività sui mercati interni ed esteri, la divi sione internazionale del lavoro, la domanda di beni del merca to mondiale e, sul piano interno, gli squilibri del sistema indu striale, la particolare forza del movimento operaio, le rigidità della pubblica amministrazione. Per questa complessità e que sto intreccio di problematiche la ricerca a livello territoriale non può darsi senza schemi interpretativi, rozzi quanto lo im pone il nostro ritardo culturale, attraverso i quali poter trattare in modo coerente le evidenze che si vengono raccogliendo, al li mite per invalidare lo schema adottato. Il problema è piuttosto arrivare a questi schemi evitando forzature ideologiche che una evidenza empirica ancora insufficiente non consente, ma a que sto punto interviene la responsabilità e l ’ arbitrio del singolo ri
1 Non intendiamo affrontare qui questa problematica. Per alcuni contributi sul te ma rimandiamo a: F. P erroux , Les espa- ces économiques, in «Economie appli quée», n. 1, 1950; J.R. B oudeville , L o spazio e i poli di sviluppo, Milano 1977; S. H olland , Le regioni e lo sviluppo econo mico europeo, Bari 1977.
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