Problemi della transizione 1979

Politica economica

economia non riguarda la p.g.d. — una politica ormai «assimi lata» dal capitale — ma è rivolto contro l ’ obiettivo di alterare direttamente la struttura della produzione. È questo un attacco che viene da lontano, dal dopoguerra, quando si decise di smantellare i controlli pubblici sull ’ operare del mercato e, se guendo questa linea, si lasciò morire il «piano del lavoro» della CGIL che «guardava ben al di là... dell ’ orizzonte proprio delle politiche keynesiane. .. scavalcava lo steccato. .. con cui gli eco nomisti sono soliti separare il breve dal lungo periodo... (af frontava i problemi) contemporaneamente dal lato della do manda e dell ’ offerta» 34 . Attacco proseguito negli anni del centro-sinistra, quando la sinistra portò il dibattito «sui modi e sull ’ intensità della programmazione dell ’ offerta (e) il P.C.I. cri ticava (i socialisti) perché non si era messo in atto un sufficiente controllo degli investimenti» 35 . Attacco oggi rivolto anche alla politica di strumentazione delle Regioni 36 (della quale è più evi dente l ’ aspetto di ausilio alla p.g.d. che l ’ elemento costitutivo di una politica dell ’ offerta) e che va oltre la richiesta delle ne cessarie modifiche da apportare alla struttura degli enti e delle società di intervento regionale in seguito alle nuove disposizio ni di legge (principalmente il DPR 616) e alle esperienze da loro maturate. L ’ acceso dibattito sulla maggiore opportunità e praticabi lità della programmazione della domanda o, viceversa, della determinazione della produzione resta comunque rilevatore del fatto che le istituzioni decentrate non sono contitolari della di rezione dell ’ economia. Se intanto, come da più parti si è dispo sti ad ammettere, il paese ha bisogno di una politica economica capace di agire contemporaneamente dal lato della domanda e dell ’ offerta, allora non mancano presupposti e condizioni per affidare la politica dell ’ offerta alle Regioni e al sistema delle au tonomie. Il decentramento istituzionale contribuirebbe così a contenere gli effetti negativi prodotti dalla p.g.d. sulla forma zione del processo decisionale, sullo sviluppo del governo de mocratico dell ’ economia e delle stesse strutture economiche. Con ciò non sono però ammesse illusioni: non fosse altro che per i forti condizionamenti internazionali, la p.g.d. resta al «centro dell ’ universo», anche se non mancano le prove di un «nuovo sistema copernicano», anche se sappiamo che altre po litiche, al pari delle costellazioni di cui disputava Galileo, «non sono fissate a una volta di cristallo. .. (ma) si librano da sole. .. e son tutte impegnate in lunghi percorsi». Si sa: perché arrivi l ’ alba la notte deve aver terminato la sua corsa.

cit., p. 16). 33 Per la sua definizione rimandiamo al l°Documento sul «concorso regionale» al la programmazione nazionale, redatto dal gruppo di lavoro delle Regioni italiane, per il piano triennale 1979-1981 (Roma, di cembre 1978). 34 Cfr. V ianello , L ’ origine del potere de mocristiano, «Fabbrica e Stato», 1975, n. 13-14, p. 26. 35 Cfr. G iannotta , Per una chiara volon tà riformista, in AA.VV., Austerità, cit. pag. 52. Giannotta, già responsabile della Commissione economica del PSI, concorda con la posizione di Barca e critica l ’ eccessi va enfasi posta sulla programmazione

dell ’ offerta negli anni del centro-sinistra. Fabrizio Cicchitto osserva però che in que gli anni si insistette anche sulla «program mazione dei blocchi di domanda pubblica» nella forma degli «impieghi sociali del red dito» (cfr. C icchitto , 1 problemi che sono di fronte a tutta la sinistra, «Rinascita», 1977, n. 29). 36 Per la politica della strumentazione re gionale rimando alle mie note su La dimen sione regionale della politica economica, cit., pp. 27 e sgg.

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