Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
della domanda. Intervenendo sulla struttura della domanda si creerebbero necessariamente le condizioni per modificare la struttura dell ’ offerta. Strumento principale di intervento sono le sedi istituzionali decentrate, le quali, ponendosi come «con sumatori collettivi» , organizzano sbocchi per la produzione al ternativi a quelli privatamente pianificati dal grande capitale. La domanda crea la sua offerta (come dire impropriamente una «Legge di Say» rovesciata); i «consumatori collettivi» si con trappongono, da una parte, alle imprese del settore meso- economico in grado di creare un mercato per qualsiasi bene o servizio esse desiderino produrre, e, dall ’ altra, scelgono come interlocutori dal lato dell ’ offerta il sistema delle partecipazioni statali e le p.m.i. 32 . La programmazione della domanda riser verebbe alle Regioni e agli altri livelli di decentramento un ruo lo ben maggiore di quello che assegnerebbe loro la programma zione dell ’ offerta, perché condizionamenti e interventi diretti sulle strutture della produzione portano a un maggior accentra mento delle decisioni. 9. L ’ indirizzo di «programmazione della domanda in un mercato aperto» rientra a nostro giudizio nell ’ operazione di rinnovamento della p.g.d. in atto anche in Italia. E chiaro nella nuova impostazione di politica economica l ’ intendimento di as sumere il medio termine (leggi: «piano triennale»), anziché i fa tidici «18 mesi», come arco temporale di riferimento degli in terventi, così come è evidente il tentativo di passare da politiche di sostegno indifferenziato della domanda a politiche di qualifi cazione e differenziazione della stessa. Con altrettanta chiarez za emergono, però, vuoti di analisi e mancanza di proposte comprensive e coerenti in materia di interventi diretti sulle strutture produttive, di controllo e gestione dell ’ offerta: basta per tutti citare i «piani settoriali» o «programmi di settore a obiettivo». Molti interrogativi suscita poi la nuova direzione dell ’ economia, che si vuole concretizzare in un «sistema nazio nale di programmazione» 33, in cui le istituzioni decentrate, a cominciare dall ’ Ente Regione, sono prese in considerazione non tanto come protagonisti istituzionali quanto come soggetti fra altri soggetti sociali. Del resto, l ’ attacco neo-liberista all ’ intervento pubblico in 32 L ’ antesignano di questo indirizzo, cor rentemente definito «programmazione del la domanda», è Luciano Barca. Il decentra mento istituzionale — sostiene Barca — va concepito «come strumento per creare a fianco dei consumatori individuali nuovi soggetti della domanda (comuni, comunità montane, comprensori, regioni) che per lo ro natura e per il loro collegamento con or ganismi collettivi volontari (sindacati, coo perative, comunità varie) esprimeranno su un mercato rivitalizzato e modificato una domanda diversa da quella del consumato re individuale» (cfr. B arca , Il sistema delle imprese nella transizione al socialismo, «Democrazia e Diritto», 1977, n. 1, p. 13; si veda dello stesso B arca , Programmare la domanda, in AA.VV ., Awstórftó, per che cosa?, Milano 1974). Sulle stesse posizioni di Barca troviamo, tra gli altri, Mazzocchi (cattolico) e Amato (socialista). Per quest ’ ultimo «la direzione pubblica... at tuata mediante condizionamenti dtlla do manda... sconta l ’ impossibilità di vitalizza re, in Italia, un autentico mercato impren ditoriale e immagina un futuro fatto di par tecipazioni statali e, al di là di queste, di so le piccole e medie imprese. È chiaro che nei confronti di interlocutori del genere l ’ inter vento dal lato della domanda può essere as sai più intensamente direzionale in quanto a prima vista si possa ritenere» (cfr. A ma to , Economia, politica e istituzioni in Ita lia, Bologna, 1976, pp. 109 e sgg.). Le tesi di Mazzocchi al riguardo sono contenute in vari interventi: rimandiamo il lettore agli articoli comparsi nel 1975 su «Il Domani d ’ Italia». Piu di recente, nel suo intervento al convegno ISPE-CIRIEC sulle politiche di sviluppo economico regionali (Roma, 20 giugno 1977), Mazzocchi non ha però mancato di sottolineare l ’ importanza delle politiche dal lato dell ’ offerta (cfr. M az zocchi , Condizioni e limiti strutturali del le politiche regionali, «Economia Pubbli ca», 1977, n. 11-12). Sulla programmazio ne dell ’ offerta insiste invece Leon (sociali sta) che ritiene utopistica l ’ impostazione se condo la quale sarebbe possibile cambiare la domanda senza modificare la produzio ne. «La domanda — sostiene Leon — non è un fenomeno indipendente dalla struttura produttiva» (cfr. L eon , Verso un cambia mento strutturale?, in AA.VV., Austerità,
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