Problemi della transizione 1979
Un intervento su marxismo e letteratura
dioso di letteratura indifferente ai problemi della linguistica e incompetente dei suoi meto di sono, d ’ ora in poi, l ’ uno e l ’ altro, dei mani festi anacronismi» 2 : le parole con cui Jakob son chiudeva Linguistica e poetica hanno or mai il suono di un detto memorabile che ha inaugurato una fase storica, sia pure della pic cola storia, al passato prossimo, degli studi letterari. Il testo di Jakobson è del 1960; mag gior circolazione gli valse, presso di noi, la tra duzione francese del 1963 che divenne poi, nel 1966, italiana. Sono date che ci richiamano a una situazio ne fertile di prove, di gusto del nuovo, in cui gli ambiti consueti della critica e della storia letteraria erano sottoposti a tensioni centrifu ghe, sia, per un verso, da uno sperimentare let terario che sollecitava ad una riflessione criti- tico-estetica non pregiudicata in categorie ob solete, sia, per altro verso, da metodi e modi di approccio alla letteratura che, sotto il segno della linguistica struttuale, producevano nuo ve tecniche e nuovi temi d ’ indagine, non senza riattivare corpose tradizioni di cultura retori co-stilistica. E tutto ciò si collocava poi nello spazio di un dibattito in cui, attraverso tutte le «scienze umane» e la filosofia, molte cose e di sparate s ’ intrecciavano, una redistribuzione di compiti tra discipline ed i loro assetti istituzio nali, crisi e regesto di gerarchie concettuali e culturali, di ruoli intellettuali... Perciò, se di questa fase è caratteristica sa liente l ’ accresciuto vigore, la rinnovata forza operativa del nesso letteratura-lingua, non è che si possa ridurre la questione in termini di influssi o prestiti, sollecitazioni da parte di una disciplina dominante e contigua, la linguistica. L ’ accentuazione del tema letteratura-lingua, infatti, sviluppa certamente un lavoro di anali si e ricerca secondo peculiari articolazioni me todologiche e concettuali, ma nel contempo produce una nozione di linguaggio poetico o letterario, che non può identificarsi né ridursi ad una tecnica d ’ indagine, ad un metodo stret tamente inteso, vale a dire, ad un metodo nella sua interna giustezza e proprietà operativa. Se, allora, di tale nozione vogliamo registra re l ’ insufficienza, il fallimento teorico, va chia rito innanzitutto che non è in gioco un ’ opzione astratta e aprioristica tra cosa e quanto, nello studio della letteraura, spetti alla linguistica, 2 R. J akobson , Saggi di linguistica genera le, Milano 1966, p. 218.
di Paolo Bagni In un volume di recente tradotto in italiano, scrive Raymond Williams che, di contro alla limitazione del linguaggio a pura strumentali- tà, «non è una sorpresa che l ’ interpretazione del linguaggio come espressione — frutto in primo luogo della versione idealista del lin guaggio come attività — esercitasse una forte attrazione; essa pareva letteralmente testimo niare un ’ esperienza di linguaggio che la teoria rivale (che circoscriveva il proprio ambito allo scambio d ’ informazioni, di messaggi, all ’ attri buzione di nome agli oggetti) di fatto elimina va. Una simile interpretazione poteva abbrac ciare l ’ esperienza del parlare con altri ... un ’ esperienza che si manifestava soprattutto nella “ letteratura ” e che anzi, per via di specia lizzazione, finì per essere assimilata a essa. Ma ciò che si verificò fu una profonda spaccatura, che diede origine a proprie potenti categorie di divisione utilizzando per alcune di esse i vecchi termini in forme nuove: divisioni categoriche tra “ referente ” ed “ emotivo ” , tra “ denotativo ” e “ connotativo ” , tra “ linguaggio ordinario ” e “ linguaggio letterario ” . Certo, agli usi verso cui tali categorie tendono possono anche esser distinti come elementi di pratiche specifiche, definiti da situazioni specifiche, ma la loro proiezione in categorie, e quindi la loro ulte riore proiezione in entità separate, in “ corpi ” separati di uso del linguaggio, hanno condotto a una dissoluzione e specializzazione che per lungo tempo impedirono alle tematiche fonda mentali della discussione aperta sul linguaggio di focalizzarsi su una singola area di dibat tito» 1 . «Ciascuno di noi qui, tuttavia, ha definiti vamente compreso che un linguista sordo alla funzione poetica del linguaggio come uno stu 1 R. W illiams , Marxismo e letteratura, Bari 1979, pp. 43-44.
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