Problemi della transizione 1979

Marxismo e letteratura

pubblico e genera «discipline», critica ed este tica, che aspirano ad essere forme di riflessione e discorso più che sapere tecnico. Scrive Wil- liams: «La letteratura come nuova categoria fu quindi una specializzazione dell ’ area preceden temente definita dalle categorie della retorica e della grammatica: una specializzazione riferita alla lettura e, nel contesto materiale dello svi luppo della stampa, alla parola stampata, e in particolare al libro ... La letteratura tuttavia non fu mai in primo luogo l ’ atto del comporre — il “ fare ” — che la poesia (poetryj aveva de scritto: in quanto lettura piuttosto che scrittu ra, era una categoria di genere diverso ... Vale a dire che la letteratura era considerata una ca tegoria d ’ uso e di condizione piuttosto che di produzione; era dunque una specializzazione particolare di ciò che, fino a quel momento, era stato considerato un ’ attività o una pratica, e, in quelle condizioni, una specializzazione fatta inevitabilmente in termini di classe. Nel suo primo significato lato, oltre al semplice senso di literacy, essa era una definizione di sa pore “ raffinato ” o “ umanistico ” , e in questo modo stabiliva una particolare distinzione so ciale ... in questa prima fase, e fino al XVIII secolo, letteratura era innanzitutto la genera lizzazione d ’ un concetto sociale che stava a esprimere un certo livello d ’ istruzione. E que sto concetto recava in sé una potenziale — e alla fine pienamente riconosciuta — definizio ne alternativa di letteratura nel senso di insie me di “ libri stampati ” , gli oggetti nei quali e tramite i quali si poteva dimostrare tale con quista. E importante sottolineare che, nel con testo dei termini di questo sviluppo, la lettera tura comprendeva generalmente tutti i libri stampati, e non era necessariamente limitata a opere d ’ immaginazione: era ancora, prima d ’ ogni altra cosà, abilità ed esperienza nella lettura, e ciò comprendeva, oltre alla poesia, filosofia, storia, saggistica ... si possono indi viduare tre diverse tendenze che complicano il problema: primo, uno spostamento dal “ sape re ” al “ gusto ” , o alla “ sensibilità ” , come crite rio per definire la qualità letteraria; secondo, una crescente specializzazione della letteratura nel senso di opere “ creative ” o “ di immagina zione ” ; terzo, uno sviluppo del concetto di “ tradizione ” in termini strettamente nazionali ... Concetto strettamente connesso, all ’ interno del medesimo sviluppo, è quello di “ critica ” ... esso andò trasformando — a partire dal XVIII secolo — il proprio significato da quello di “ commentarii ” sulla letteratura, interni al cri terio “ dotto ” , a quello dell ’ esercizio consape vole del “ gusto ” , della “ sensibilità ” e della “ dif ferenziazione ” . Divenne cosi una forma signi 209

alla sociologia, alla psicologia, e così via. An che trascurando il fatto che, spesso, i prolun gamenti di altre discipline nella critica o nella storia letteraria sono trasposizioni non rigoro se rispetto alle regole di scientificità della disci plina d ’ origine, la questione vera è di altra na tura: poiché accade che la diversa accentuazio ne metodologica nello studio della letteratura (sia che si configuri come nesso tematico, lette ratura e lingua letteratura e società, sia come specialità disciplinare, sociologia psicologia semiologia della letteratura) metta in gioco non semplicemente una varietà e variabilità di punti di vista, sostituibili e commutabili, ma più radicalmente investa la nozione di lettera tura. O forse, più esattamente, tale nozione agisce, pre-condiziona ogni operazione critica e analitica sulla letteratura e ne viene dialetti camente coinvolta e, talora, trasformata. Come definire, infatti, la letteratura? Si può certo ipotizzare una definizione costruita con concetti e criteri ricavati altrove, ossia, su una scientificità già fondata, e dedurne una scienza o teoria della letteratura: la definizione, in tal caso, funziona come costitutiva della letteratu ra in oggetto scientifico. La cosa più interes sante, in siffatte operazioni, è una sorta di ef fetto retroattivo, per cui, i problemi che sorgo no investono la legalità scientifica di partenza: ne è esempio prossimo e istruttivo la Rhétori- que générale dove, proposta una retorica gene rale, sulle basi di una concettualità linguistica, come teoria dell ’ uso letterario del linguaggio, ci si trova fra le mani, e con un certo imbaraz zo, nientemeno che la questione del «grado ze ro» del linguaggio. In ogni caso, ciò che resta al di qua di simili definizioni non è affatto la mera immediatezza dell ’ esperienza, bensì un insieme di rapporti pratici che regolano l ’ identità della letteratura. Rapporti pratici individuabili mediante molte plici fattori — quali il «gusto» del pubblico, la tradizione come selezione di valori, l ’ educazio ne, la fisionomia culturale e sociale degli scrit tori, le gerarchie e le esclusioni di temi e modi di discorso — , e che rappresentano le effettive condizioni di possibilità per esperire e identifi care, in storica concretezza, la letteratura in quanto tale. C ’ è dunque una identificazione della letteratura che precede e rende possibile la sua definizione; le circostanze storiche in cui si vien formando questa identità della lettera tura (e, insieme, dell ’ arte) che ancora governa quantomeno gli arnesi più ovvii e comuni del nostro linguaggio, del nostro «senso comune», sono note: in solidarietà a quel mo vimento che promuove in pienezza teorica, con la categoria di gusto, il punto di vista del

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